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Caso Huawei, Cina: “Le aggressioni degli Stati Uniti sono un atto di bullismo economico”

Il ministro degli Esteri cinese ha puntato il dito contro Washington, accusando il governo Trump di volere ostacolare la crescita del colosso tecnologico

Di Marco Nepi
Pubblicato il 23 Mag. 2019 alle 15:58 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:45
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Un’aggressione immotivata e un atto di bullismo economico. Il Consigliere di Stato e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi punta il dito contro Washington e accusa il governo Trump di stare lavorando per impedire al colosso tecnologico Huawei di continuare a lavorare.

Il riferimento è alla decisione presa dall’Ufficio di Industria e Sicurezza del dipartimento del Commercio americano, che nei giorni scorsi ha inserito nella sua lista nera Huawei. Google ha bloccato gli aggiornamenti del sistema operativo Android per i dispositivi dell’azienda, e i produttori di chip e microchip (Intel, Qualcomm, Xilinx, Broadcom) hanno congelato le loro forniture.

Secondo Pechino, la scelta di Washington mira a impedire la vendita e il trasferimento di tecnologie statunitensi all’azienda cinese. Google ha bloccato gli aggiornamenti del sistema operativo Android per i dispositivi dell’azienda, i produttori di chip e microchip (Intel, Qualcomm, Xilinx, Broadcom) hanno congelato le loro forniture.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi al margine della riunione dei ministri degli Esteri della Shanghai Cooperation Organization (Sco), Wang ha criticato gli Stati Uniti affermando che il governo a stelle e strisce sta tentando di impedire il progresso e lo sviluppo della Cina. Le prese di posizione contro Huawei, ha sottolineato il ministro, sono un “caso tipico di bullismo economico”.

Il ministro, secondo quanto riportato dall’agenza stampa statale Xinhua, ha dichiarato che “una causa giusta attira molto sostegno, una sbagliata ne trova solo poco”, citando un proverbio del filosofi cinese Mencio. In una nota diffusa a seguito della conferenza stampa, i ministeri degli Esteri Sco hanno ribadito la loro opposizione a tutte le forme di unilateralismo e protezionismo. 

Cosa succede adesso. Dopo la messa al bando di Google, che il colosso cinese ha interpretato come “un tradimento” delle sue opportunità di crescita, Huawei ha rilanciato la sfida al gigante della Silicon Valley e alla Casa Bianca, dicendosi determinata a trasformare quello che viene considerato come un “tradimento” in un’opportunità di crescita.

È probabile che Huawei sia pronto a tirare fuori dal cassetto una exit strategy, un piano alternativo cui lavora da tempo: un sistema operativo tutto suo, alternativo ad Android. Poco importa se l’amministrazione statunitense nelle ultime ore ha fatto una parziale retromarcia, concedendo una tregua di 90 giorni, fino al 19 agosto, per bloccare definitivamente la fornitura di beni e servizi al colosso di Shenzhen.