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Bielorussia, l’oppositrice Kolesnikova arrestata al confine con l’Ucraina. Lukashenko: “Voleva fuggire”

I media ucraini smentiscono: "Ha strappato suo passaporto per evitare deportazione forzata dal suo paese"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 8 Set. 2020 alle 14:51 Aggiornato il 8 Set. 2020 alle 14:52
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Immagine di copertina
Maria Kolesnikova Credits: ANSA

L’oppositrice bielorussa Maria Kolesnikova è stata arrestata questa notte al confine con l’Ucraina, secondo quanto confermato ufficialmente dalle autorità bielorusse. La vicenda, che riguarda la maggiore esponente dell’opposizione nazionale rimasta ancora in patria, non è ancora del tutto chiara. La notizia dell’arresto arriva dopo che ieri si erano perse le tracce di Kolesnikova, in quello che i suoi collaboratori hanno chiamato un “rapimento” organizzato dal regime, avvenuto in pieno giorno a Minsk.

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko durante un’intervista ai media russi ha dichiarato che Kolesnikova “voleva scappare dalla sorella in Ucraina“, invece i media ucraini riportano che l’esponente di spicco dell’opposizione ha stracciato il suo passaporto per evitare di essere di fatto “deportata” dal suo Paese contro la sua volontà. Kolesnikova aveva dichiarato di non voler lasciare il Paese “in nessuna circostanza”. “Quando hanno cercato di deportarla, ha stracciato il passaporto in modo da non poter essere ammessa su territorio ucraino dalle guardie di frontiera”, ha raccontato una fonte all’agenzia russa Interfax. Il viceministro dell’Interno ucraino, Anton Gerashchenko, ha scritto su Facebook che Kolesnikova è riuscita ad evitare “un’espulsione forzata dal suo Paese nativo”. I due colleghi del Consiglio di coordinamento dell’opposizione che erano con lei, Anton Rodnenkov e Ivan Kravtsov, di cui ieri si erano perse le tracce, si troverebbero invece in territorio ucraino.

Il Cremlino ha fatto sapere che non dispone di informazioni dettagliate su quanto accaduto a Maria Kolesnikova, ma si aspetta arrivino spiegazioni che aiuteranno a fare luce su quanto accaduto. Commentando la dichiarazione dei collaboratori di Kolesnikova secondo cui la donna è stata rapita dal regime ieri al centro di Minsk, Dmitri Peskov, portavoce del presidente russo, ha detto che “il rapimento è qualcosa che non può essere approvato in alcun modo”. Ieri, uomini col volto coperto avevano prelevato Kolesnikova e i due colleghi al centro di Minsk per portarli in una destinazione sconosciuta. I tre attivisti sono stati portati al confine con l’Ucraina, ad Alexandrovka, su un’auto arrivata alle 4 di mattina (ora locale).

Intanto l’ex candidata alla presidenza bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, che dall’11 agosto è rifugiata in Lituania, ha richiesto il rilascio di Kolesnikova. “Maria Kolesnikova deve essere liberata immediatamente, così come tutti i membri del Consiglio di coordinamento detenuti precedentemente”, ha detto la leader della protesta nell’ex repubblica sovietica, in una dichiarazione diffusa via Telegram. Tikhanovskaya afferma che l’unica soluzione per uscire dalla situazione attuale è che il governo di Minsk capisca che è necessario avviare colloqui con l’opposizione. Per Tikhanovskaya “non si può tenere in ostaggio il popolo. Rapire le persone in pieno giorno dimostra solo la debolezza e l’inadeguatezza di Lukashenko”.

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