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Il “Rinascimento” saudita di Renzi, che dimentica Khashoggi ucciso e fatto a pezzi

Di Anna Ditta
Pubblicato il 1 Feb. 2021 alle 13:23
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Immagine di copertina

L’indignazione per le parole del leader di Italia Viva Matteo Renzi, che ha definito l’Arabia Saudita il “centro di un futuro nuovo Rinascimento” non accenna a placarsi, soprattutto per chi ricorda alcune delle principali gravi violazioni dei diritti umani messe in atto negli ultimi anni dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Tra questi episodi c’è anche quello che riguarda l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso nel consolato saudita a Istanbul a ottobre 2018. Il corpo del giornalista, che sarebbe stato smembrato all’interno dell’ambasciata, non sono mai stati ritrovati e Bin Salman è considerato dai servizi di intelligence internazionali il mandante di questo brutale omicidio.

Il caso Khashoggi

Il giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi, che viveva in esilio negli Stati Uniti dal 2017 e collaborava col Washington Post, è stato ucciso dopo essersi recato nel consolato saudita di Istanbul, in Turchia, il 2 ottobre 2018 per completare alcune pratiche burocratiche. Da allora non si sono più avuto sue notizie.

Secondo la Cia e l’Onu, Khashoggi, noto per le sue posizioni critiche nei confronti del principe ereditario, sarebbe stato eliminato proprio su ordine di Bin Salman, che negli ultimi anni ha provato a proporsi all’estero come giovane principe riformatore. Il governo saudita, tuttavia, ha negato ogni coinvolgimento, parlando di un’operazione non autorizzata di servizi deviati.

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che non aveva reagito al clamore internazionale scatenato dal brutale omicidio, in un’intervista con il giornalista Bob Woodward aveva anche ammesso di aver in qualche modo protetto Bin Salman sul caso Khashoggi.

Con l’amministrazione di Joe Biden probabilmente le cose cambieranno: il mese scorso Avril Haines, nuova direttrice dell’intelligence nazionale, ha annunciato che il governo declassificherà una nota segreta della Cia a proposito dell’assassinio del giornalista. La nota, secondo le informazioni giunte ai mezzi d’informazione, confermerebbe la responsabilità diretta del principe nell’omicidio del giornalista.

Sul caso Khashoggi si è svolto un processo in Arabia Saudita che ha condannato in via definitiva 5 imputati a 20 anni di prigione e altri 3 a pene tra 7 e 10 anni rivedendo un precedente verdetto che prevedeva cinque condanne a morte. La fidanzata di Khashoggi, Hatice Cengiz, ha definito “una farsa” la sentenza del tribunale e ha accusato Riad di voler chiudere il caso senza indicare la verità sul mandante dell’assassinio. Un altro processo, stavolta in contumacia, è stato aperto a luglio a Istanbul contro 20 sauditi accusati di aver fatto parte dello “squadrone della morte” inviato dall’Arabia Saudita in Turchia.

Renzi in Arabia Saudita

Alcuni giorni fa, poco dopo aver aperto la crisi di governo, Matteo Renzi è volato in Arabia Saudita, dove ha partecipato al panel “Il Futuro di Riad”, della Future Investement Initiative (FII) un vertice internazionale organizzato a partire dal 2017 proprio dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per attrarre investimenti stranieri nel Golfo.

In quell’occasione, Renzi ha lodato il Paese in un discorso, trasmesso sulla tv di Stato saudita: “È un grande piacere e un grande onore essere qui con il grande principe Mohammed bin Salman”, ha detto, per poi lanciarsi in un paragone tra l’Italia del Rinascimento e l’Arabia Saudita di oggi, che secondo il leader di Italia Viva potrebbe “essere il centro per un nuovo Rinascimento”.

Una dichiarazione imbarazzante perché accostata a un Paese che, oltre al caso Khashoggi è responsabile di una serie di violazioni dei diritti umani, come quelle elencate in questo articolo pubblicato su Il manifesto dal portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury.

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