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Se Renzi vivesse in Arabia Saudita (di Selvaggia Lucarelli)

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Illustrazione di Emanuele Fucecchi

L’Arabia Saudita è la culla del nuovo Rinascimento, dice Matteo Renzi. Lui, che fa cadere il governo per l’eccessivo autoritarismo di Conte, perché va mica bene che abbia la delega ai servizi segreti e poi cos’è questa task force sul Recovery. Ma scherziamo.

Ci manca solo che Conte si faccia crescere il baffetto alla Hitler. Vuoi mettere l’Arabia Saudita, in cui la delega ai servizi segreti in effetti è, sì, in mano a Mohammad Bin Salman, ma lui preferisce più democraticamente servirsi del suo gruppo mercenario personale, lo Squadrone delle Tigri. E di professionisti rigorosi, che sanno smembrare corpi con una sega per ossa, così da non creare antipatici ingombri anti-democratici.

E poi Bin Salman figuriamoci se penserebbe mai a una task force per gestire qualcosa. Ma soprattutto, figuriamoci se qualcuno, lì in Arabia Saudita, avrebbe voglia di far parte di una task force, considerato che se sbagli un bilancio non ti trova più manco il luminol.

Chissà se Matteo Renzi ha provato solo per un attimo a immaginare la sua vita in Arabia Saudita. Il suo Rinascimento, in Arabia Saudita. Perché, forse non lo sa, ma il suo Ivan Scalfarotto verrebbe torturato e punito perché gay.

La Bellanova raccoglierebbe ancora pomodori assieme ai tanti lavoratori sfruttati e “proprietà” dal loro padrone , o forse no, perché al primo tentativo di rivolta sarebbe finita in carcere o in un barattolo di passata. Roba da rimpiangere il caporalato.

Maria Elena Boschi non subirebbe battute su cosce e minigonne, è vero, ma semplicemente perché non potrebbe indossarle. E comunque non le sarebbe permesso di diventare non dico ministra, ma neanche caposcout.

Lui, Renzi, potrebbe tentare di far cadere il governo parlando di vulnus democratico, certo: siamo certi che il principe ereditario riterrebbe la sua iniziativa una scintilla rinascimentale a cui rispondere con una scintilla d’arma da fuoco.

Insomma, sarebbe una vita bellissima quella di Matteo Renzi in Arabia Saudita. Nel frattempo, tornando alla triste realtà, il leader di Italia Viva in questo momento ha tra alternative: non replicare alle critiche sapendo che prima o poi un giornalista lo incrocerà e la domanda gli arriverà. Replicare con una delle sue supercazzole il cui sunto sarà “e mica solo io gli ho stretto la mano”. Ammettere che l’Arabia Saudita ha qualche problema con la democrazia e non vedere più un euro. O finire venduto in tranci in qualche mercato ittico del Golfo Persico.

Leggi anche: 1. Quel rapporto con il principe d’Arabia Saudita: la crociata di Renzi sui servizi ora diventa sospetta (di Luca Telese) / 2. Decapitazioni in piazza, attivisti frustati, civili bombardati: ecco l’Arabia Saudita di Renzi “culla del Rinascimento” / 3. Conflitto d’interenzi (di Giulio Gambino)

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