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Afghanistan, attentato suicida dell’Isis fuori da un ministero: almeno 12 morti

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L'attentato di oggi è stato rivendicato dall'Isis.

L'Isis ha rivendicato l'attacco

In un sobborgo di Kabul, capitale dell’Afghanistan, almeno 12 persone sono morte e altre 31 sono rimaste ferite in seguito a un attentato suicida all’ingresso del ministero dello Sviluppo rurale. L’Isis ha rivendicato l’attacco.

Sabato 9 giugno i talebani avevano  annunciato tre giorni di cessate il fuoco per celebrare la fine del Ramadan.

La decisione dei talebani era giunta dopo la richiesta di una tregua da parte del presidente afghano Ashraf Ghani.

Il presidente dell’Agfhanistan vuole coinvolgere i Talebani nel processo di pace che si sta tentando di costruire nel paese. Ghani auspica che il gruppo combattente si trasformi presto in un partito politico.

Ashraf Ghani aveva annunciato giovedì un cessate il fuoco con i talebani di una settimana che si terrà dal 12 al 19 giugno, in coincidenza con le festività.

“La pace non può essere raggiunta senza i talebani”, aveva dichiarato il presidente.

I miliziani hanno sottolineato che la lotta continua invece contro gli “occupanti stranieri”, precisando che se attaccati, risponderanno con forza.

Il gruppo fondamentalista islamico nella dichiarazione ha però aggiunto che la leadership dei talebani potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di rilasciare prigionieri di guerra, se le forze straniere promettono di non tornare sul campo di battaglia.

Solo poche ore prima dell’annuncio della tregua di tre giorni da parte dei talebani, almeno 19 poliziotti sono morti in un raid prima dell’alba in una base nella città di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan.

Nell’attacco sono stati feriti anche 5 agenti, ha riferito il portavoce del governatore Nehmatullah Taimuri.

Sempre nella notte di sabato, i miliziani hanno attaccato una base nella provincia occidentale di Herat, uccidendo almeno 17 militari.

Poche ore dopo, i talebani hanno annunciato un cessate il fuoco di tre giorni per la festa di fine Ramadan, seguendo la tregua promossa nei giorni scorsi dal presidente, Ashraf Ghani.

Il gruppo fondamentalista islamico ha promesso di non attaccare le forze di sicurezza afghane.

Guerra in Afghanistan

In Afghanistan si combatte da quasi 17 anni. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, le forze armate statunitensi e britanniche dichiararono guerra al regime talebano che guidava il paese.

In poche settimane le truppe dell’Alleanza atlantica conquistarono Kabul e nel 2004 si tennero le prime elezioni presidenziali. In tutti questi anni, tuttavia, i talebani non si sono mai arresi e tutt’ora controllano alcune zone del Paese.

La guerra ha provocato finora 140mila morti afghani, tra cui almeno 26mila civili.  A questi vanno poi aggiunti oltre 3.500 soldati Nato, 1.700 contractor e oltre 300 cooperanti stranieri.

Nelle ultime settimane si è registrata una nuova ondata di attentati che ha provocato la oltre 100 vittime e numerosi feriti.

Ora il presidente Ghani propone ai Talebani di unirsi al processo di pace e di aderire a una riconciliazione che passi attraverso il canale del dialogo politico.

Il governo afghano si è detto pronto, in caso di avvio dei negoziati, a preparare una lista di prigionieri talebani da liberare, ma anche a concedere una revisione della Costituzione “a patto, però, che gli insorti la accettino in linea di principio”.

Tra le proposte sul tavolo anche il rilascio di passaporti per i Talebani e le loro famiglie, un ufficio da aprire a Kabul e la promessa che si lavorerà per rimuovere le sanzioni sui leader dell’organizzazione.

“Oggi la possibilità di raggiungere la pace è nelle loro mani, ma devono accettare l’offerta, unirsi al processo di pace affinché insieme possiamo salvare il Paese”, ha dichiarato il presidente riferendosi ai talebani.

Nel suo discorso davanti ai delegati del Processo di Kabul, Ghani si è rivolto anche al Pakistan: “Siamo pronti ad avviare colloqui, a dimenticare il passato e iniziare un nuovo capitolo” nelle nostre relazioni, ha detto invitando Islamabad ad aprire un dialogo.

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