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Variante del virus, Cartabellotta (Gimbe): “Allarmismo mediatico e politico sproporzionato”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 21 Dic. 2020 alle 20:16 Aggiornato il 21 Dic. 2020 alle 20:21
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Variante del virus, Cartabellotta: “Allarme mediatico e politico sproporzionato”

La notizia dell’impennata di casi di Coronavirus nel Regno Unito dopo la scoperta di una variante diversa alla base dei contagi è stata al centro dell’attenzione mediatica per tutto il giorno. Quella che è stata sbrigativamente classificata come “variante inglese” ha allarmato i governi, perché secondo quanto rilevato dalle autorità scientifiche britanniche, sarebbe più contagiosa.

In Italia il ministro della Salute Roberto Speranza ha imposto la sospensione immediata dei voli provenienti in Italia dall’Inghilterra, e tamponi e quarantena per chi è rientrato dal Regno Unito in Italia da meno di 14 giorni.

Variante del virus scoperta nel Regno Unito, il commento di Cartabellotta

Virologi ed esperti hanno chiarito che non esiste evidenza del fatto che la malattia provocata dalla variante del virus scoperta in Inghilterra non risponda ai vaccini sviluppati fino ad ora o sia più letale o potente, eppure secondo il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta la situazione sarebbe stata descritta con toni troppo allarmistici da quotidiani, politici e siti d’informazione.

Cartabellotta ha così lanciato un appello sulla sua pagina Twitter. “Allarme mediatico e politico sproporzionato rispetto alle evidenze scientifiche”, ha scritto il presidente della Fondazione indipendente.

Cosa sappiamo della variante del virus scoperta nel Regno Unito

Quella scoperta in Gran Bretagna non è la prima mutazione del Coronavirus individuata nel mondo, ma ha destato particolare allarme perché sembra legata a una maggiore capacità di diffusione del patogeno. Gli studi in proposito sono a livello iniziale e contengono quindi informazioni ancora incerte, che andranno approfondite nei prossimi mesi.

Ma la variante è stata oggetto di uno studio pubblicato lo scorso 19 dicembre da alcune università britanniche. La mutazione è stata individuata per la prima volta a settembre 2020, e gli scienziati sono al lavoro per studiarla da mesi. Il genetista Federico Giorgi, che lavora all’Università di Bologna ed è co-autore di uno studio specifico sul caso, ha detto al Fatto Quotidiano che “si sta studiando questa mutazione del Sars-Cov2 da ottobre” e che questa “circolava già in Usa e Australia, oltre che nel Regno Unito”.

Quanto si è diffusa finora?

Come riporta la Bbc, a novembre circa un quarto dei casi di Covid a Londra erano riconducibili alla nuova variante del virus. Il dato ha raggiunto quasi i due terzi a metà dicembre. In alcuni centri di analisi, come il Milton Keynes Lighthouse Laboratory, la variante è diventata quella dominante sul numero totale di positivi.

Con che velocità si è diffusa?

Il direttore medico del governo britannico Chris Whitty ha dichiarato in conferenza stampa accanto al premier britannico Boris Johnson che il nuovo ceppo può diffondersi fino al 70 per cento più velocemente rispetto alla forma già nota di virus, aggiungendo che questo potrebbe provocare un aumento dell’Rt, l’indice di trasmissibilità, dello 0,4 per cento.

Perché la nuova variante del virus sta destando preoccupazione?

È proprio la velocità di trasmissione il dato che spaventa gli scienziati. Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) in Italia, Agostino Miozzo, ha dichiarato: “Dobbiamo mantenere rigorosamente attive quelle dinamiche di controllo della trasmissione del virus che abbiamo messo in atto. Dovremo essere ancora più rigorosi – ha osservato – perché la possibilità di aumentare del 70 per cento il contagio diventa per noi un vero problema”.

“Se è vero che la variante determina una maggiore diffusione, la conseguenza sarà all’inizio un aumento di contagi, poi di ricoveri in terapia intensiva e infine di morti”, ha detto Massimo Antonelli, direttore della rianimazione del Policlinico Gemelli e componente del Comitato tecnico scientifico. “Ci sarebbe un ulteriore pressione sugli ospedali”.

La nuova variante del virus è più “potente”?

Dal punto di vista della virulenza, cioè della “potenza” del virus, per il momento gli scienziati non hanno riscontrato alcun elemento di allerta. “Finora non si è verificata alcuna alterazione preoccupante della virulenza, ma bisogna mantenere alta l’attenzione”, ha sottolineato stamattina la direzione sanitaria dello Spallanzani di Roma, nel cui laboratorio di virologia è in corso la caratterizzazione delle positività riscontrate nei viaggiatori provenienti dall’Inghilterra.

La letalità della mutazione è cambiata?

Neanche sulla letalità, come sulla virulenza, sono emersi finora segni di preoccupazione. “Quello che si sa da parte della scienza è che la variante inglese è molto veloce, però non è più letale, e questa è già una importante informazione”, ha dichiarato il coordinatore del Cts Agostino Miozzo.

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