Fratturavano braccia e gambe per truffare le assicurazioni: 42 fermi a Palermo

Nei falsi incidenti anche un morto

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 15 Apr. 2019 alle 10:28 Aggiornato il 15 Apr. 2019 alle 14:22
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Immagine di copertina

La città di Palermo torna sulle pagine di cronaca per una truffa alle assicurazioni. Un’operazione della polizia ha portato al fermo di 42 persone, tra le quali un avvocato (Graziano D’Agostino), una praticante e alcuni periti assicurativi.

Le persone coinvolte, che farebbero parte di due diverse bande operanti nel capoluogo siciliano, inscenavano falsi incidenti. Cercavano disperati disposti a farsi fratturare braccia e gambe per ottenere poi i risarcimenti da parte delle assicurazioni.

Tra le persone che si prestavano alla truffa i prediletti erano giovani e donne: “Così i risarcimenti sono più alti”, dicevano. Le brutali mutilazioni avvenivano a colpi di spranghe, blocchi di cemento e dischi di ghisa. A mitigare i dolori, degli anestetici di scarsa qualità. In un caso, l’anestetico era stato una dose di crack: il malcapitato in questione, un tunisino, morì dopo tre fratture.

Dopo la scelta delle “vittime”, i malcapitati venivano accompagnati nelle zone prescelte, dove si trovavano alcuni testimoni d’accordo con la banda, che dopo la frattura chiamavano il 118. Ma l’attività non si fermava qui, visto che altri complici si recavano in ospedale, dicendosi parenti delle persone coinvolte, per “controllare che tutto andasse per il verso giusto”.

I prezzi variavano a seconda dell’arto interessato: 300 euro per una gamba fratturata, 400 per un braccio. Ecco perché sarebbero tanti i disperati che, pur di ottenere qualcosa per vivere, decidevano di aderire alla truffa: circa 60. Disoccupati, tossicodipendenti, poveri e ragazze madri.

Decisive, ai fini della scoperta della truffa, le intercettazioni. La Guardia di finanza ha scoperto così che non solo i capi delle due bande portavano avanti questa attività criminosa, ma che alla fine incassavano anche le cifre erogate dalle assicurazioni senza distribuirle alle persone che avevano subito le fratture. I malcapitati, infatti, ottenevano soltanto una paga giornaliera.

Nel frattempo, i complici all’interno delle assicurazioni preparavano le pratiche per ottenere il risarcimento.

Per riuscire in tutto ciò, i due capi avevano una rete di complici molto ampia. Sono infatti circa 250 gli indagati dalla procura di Palermo.

Le indagini sono partite nell’agosto del 2018, quando erano state arrestate 11 persone, accusate dello stesso reato ma appartenenti ad altre bande. Quando poi alcuni di loro hanno iniziato a collaborare, si è scoperto che la rete degli “spaccaossa” era molto più ampia di quello che si pensava. Fino all’operazione di oggi.

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