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Stretto di Messina, arrestati il sindaco di Villa San Giovanni e il presidente della società dei traghetti: accuse di corruzione e abuso d’ufficio

Il primo cittadino Giovanni Siclari è fratello del senatore di Forza Italia Marco. È stato catturato durante i lavori delle commissioni consiliari

Di Donato De Sena
Pubblicato il 18 Dic. 2019 alle 06:46 Aggiornato il 18 Dic. 2019 alle 11:24
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Immagine di copertina
Foto: Giovanni Siclari Sindaco / Facebook

Stretto di Messina, arrestati il sindaco di Villa San Giovanni e il presidente di Caronte

Una vasta operazione dei carabinieri di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, è iniziata ieri sera, martedì 17 dicembre, per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 11 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, falso in atto pubblico, truffa aggravata e peculato e, per una persona solamente, anche concorso esterno in associazione mafiosa.

Tra gli arrestati ci sono anche il sindaco di Villa San Giovanni Giovanni Siclari, fratello del senatore di Forza Italia Marco, catturato durante i lavori delle commissioni consiliari,  e Nino Repaci, presidente di Caronte&Tourist, società che da decenni monopolizza o quasi l’attraversamento dello Stretto di Messina e i collegamenti con le isole minori.

Nell’inchiesta emergono appalti pubblici aggiustati, telecomandati, per favorire sempre e solo la holding internazionale padrona del traghettamento tra Reggio Calabria e Messina.

Come riporta Repubblica, agli arresti disposti dalla procura di Reggio Calabria sono finiti il sindaco di Villa San Giovanni Siclari, il presidente della Caronte Repaci, il geometra Giancarlo Trunfio dell’Ufficio Tecnico del Comune, un vigile urbano, Vincenzo Bertuca, Patrizia Arena, moglie del capo dell’Urbanistica, l’ingegnere Francesco Morabito. Almeno altre sei persone sono destinatarie di provvedimenti cautelari.

Al centro delle accuse ci sarebbe la gestione dei piazzali necessari al servizio traghettamento, che la Caronte avrebbe sempre gestito a proprio piacimento. Inoltre ci sarebbero lavori pagati con soldi pubblici, ma piegati alle esigenze della società di Repaci.

In particolare, secondo l’accusa Repaci si è mosso anche con il vertice dell’amministrazione comunale, individuando il suo principale interlocutore nel sindaco Siclari, eletto con una lista civica, con l’obiettivo di assicurarsi l’affidamento di un’area sulla quale la società aveva progettato la realizzazione di alcuni lavori.

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Il sindaco fermato in Comune

Siclari è stato fermato ieri sera, mentre si trovava in Comune per partecipare ad alcune riunioni. I carabinieri si sono presentati in Municipio e, con una scusa, lo hanno invitato a seguirlo, notificandogli poi l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per corruzione.

Siclari è stato protagonista di una vicenda particolare subito dopo la sua elezione, avvenuta dopo il turno elettorale dell’11 giugno 2017. Dopo appena tre giorni dall’elezione, infatti, fu sospeso dal prefetto di Reggio Calabria in base alla Legge Severino, perché condannato in primo grado per abuso d’ufficio insieme al suo predecessore Antonio Messina di cui era vicesindaco. Siclari è poi tornato in carica nel luglio 2018 dopo che il comune era stato retto dal vicesindaco da lui nominato.

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