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La storia (a lieto fine) della prima dottoressa non vedente italiana

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Dopo l'inchiesta di TPI il Consiglio di Stato ha dato ragione a Gaia Padovani, la dottoressa romana disabile che per l'inottemperanza del ministero avrebbe dovuto ripetere la prova d'ammissione per la specializzazione in Psichiatria due anni dopo aver iniziato il suo percorso di studi. Sul nuovo numero del settimanale, in edicola da venerdì 5 novembre, il nuovo articolo sulla vicenda

«Era la cosa migliore che potesse succedere. Non mi sembra vero». C’è sollievo nelle parole di Gaia Padovani, la prima studentessa  in Italia completamente non vedente a laurearsi in Medicina alla Sapienza di Roma nel 2018. Lo scorso 28 ottobre, il Consiglio di Stato ha deciso che la 34enne non dovrà ripetere la prova di ammissione alla Scuola di specializzazione in Psichiatria, che sta frequentando da due anni a Roma. Gaia, affetta dalla nascita da retinoblastoma, aveva sostenuto il test d’ingresso il 2 luglio 2019, ma in quell’occasione – come accertato in seguito dal Tar – non le erano stati forniti i necessari supporti previsti per gli studenti disabili, tra cui la possibilità di fruire di un questionario privo di grafici e di immagini e l’affiancamento di un tutor specializzato.

Pur ottenendo un buon punteggio, Gaia non aveva superato la prova. Dopo un ricorso, la giovane dottoressa era stata ammessa alla specializzazione e le era stata riconosciuta la borsa di studio. Secondo quanto stabilito dai giudici, il ministero dell’Università e della Ricerca (Miur) avrebbe dovuto far ripetere la prova a Gaia, stavolta garantendole tutti i supporti necessari. Il ministero, tuttavia, è rimasto inottemperante per due anni, nonostante le diffide degli avvocati della ragazza. Solo a ottobre 2021, mentre Gaia si apprestava a completare con successo il secondo anno del percorso di specializzazione, il Miur – a seguito di un nuovo pronunciamento del Tar che ribadiva quanto già stabilito in precedenza – ha fissato la riedizione della prova di ammissione per il 4 novembre, avvisandola con appena 20 giorni di anticipo.

Di fronte al rischio che anni di impegno e di studio andassero in fumo, Gaia aveva denunciato pubblicamente, parlando con TPI, la situazione paradossale in cui si trovava: dover sostenere nuovamente una prova di ammissione quando era già a metà di un percorso proficuo. «Al pensiero di perdere il posto alla Scuola di specializzazione mi interrogo davvero su quale sia il senso di rivolgersi alla giustizia. Tutto questo avviene in un momento in cui c’è carenza di medici. Non si capisce davvero il senso di un tale accanimento», era stato il suo sfogo.

A ciò si aggiungeva la consapevolezza di non potersi preparare adeguatamente per la prova. «Avendo saputo dell’esame solo 20 giorni prima non ho alcuna possibilità», aveva detto Gaia. «Questo è un concorso che richiede almeno 5-6 mesi di studio e che riguarda diverse materie del corso di laurea in medicina, non la sola psichiatria, che è l’ambito di cui mi sono occupata negli ultimi anni».

I giudici annullano la prova

Dopo che la vicenda di Gaia è diventata di dominio pubblico, il Consiglio di Stato con un’ordinanza motivata ha messo la parola fine al caso, sospendendo l’esecutività della sentenza del Tar. Come spiega l’avvocato Michele Bonetti, legale di Gaia, i giudici hanno «sottolineato il rischio di dover interrompere il proficuo percorso di studi della dott.ssa Padovani, auspicando una rivalutazione complessiva della posizione dell’interessata». L’avvocato rivendica l’affermazione del «diritto allo studio e del diritto al lavoro», e auspica che «il giudizio non prosegua nella naturale fase di merito calendarizzata già per l’anno 2022 e che le Istituzioni si facciano carico di questa situazione, così come auspicato dalla Giustizia Amministrativa di ultimo grado, sanando la posizione» di Gaia.

«Mi aspettavo una soluzione intermedia, invece la prova non è stata soltanto rimandata, ma proprio annullata», confessa la giovane dottoressa. «L’unica cosa che rimane in sospeso è l’udienza di merito, che dovrebbe esserci entro la fine del 2022. Se fosse confermata dovrei portare il materiale che ho prodotto, i risultati degli esami conseguiti, i seminari seguiti e tutto quello che ho fatto durante la scuola di specializzazione. Ma questo non mi preoccupa, anche perché quando avverrà sarò al terzo anno inoltrato, su quattro anni di Scuola». Ora la speranza di Gaia è solo quella di proseguire il percorso. «Spero di poter svolgere almeno il quarto anno in pace, senza che nessuno mi faccia sentire in una situazione di precarietà, come sono stata fino ad adesso e in particolare nelle ultime due settimane».

Lucia Gandini, la madre di Gaia, si dice «felicissima della decisione» nei confronti della ragazza («C’è tanto del suo e un poco del mio», risponde a chi si congratula per i successi della figlia). La sospensione dell’attività di Gaia «rischiava di non fare andare come lei desiderava un progetto che ha perseguito per anni. Tutto questo portava a uno stato di ansietà», dice. «All’inizio abbiamo esitato nel decidere di avere un’esposizione mediatica, ma strada facendo ci siamo accorte che era giusto che questa vicenda venisse fuori e non finisse nell’oblio. Gaia è stata molto determinata. Il suo risultato è una grande vittoria, per lei e per altri che dovessero affrontare questo tipo di situazione».

«Siamo molto soddisfatti che il Consiglio di Stato abbia dato ragione alla dottoressa Padovani, che ha tutto il nostro sostegno», dice Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma, che ha fornito il suo appoggio a Gaia nell’ultima udienza dinanzi al Consiglio di Stato. «Rifare l’esame per entrare alla scuola di specializzazione dopo due anni è inaccettabile. Purtroppo la burocrazia ha tempi molto lunghi, bisogna che i provvedimenti siano presi in maniera veloce e sicura. E il buonsenso deve sempre prevalere».Il 2 novembre il Miur ha emanato una nota, in esecuzione del provvedimento del Consiglio di Stato, con la quale ha annullato la prova calendarizzata per il 4 novembre. Tuttavia, ad oggi, il ministero non ha provveduto a sanare la posizione della dottoressa.

Un sogno che diventa realtà

Gaia sogna di diventare medico da quando aveva 16 anni e frequentava il secondo anno delle superiori. «La scelta di specializzarsi in psichiatria è arrivata dopo, sia per passione sia perché, tra le branche mediche, è quella che potrei svolgere meglio, in cui potrei essere più autonoma», racconta. Nel suo percorso di studi gli ostacoli da superare sono stati molti, e l’accesso alla specializzazione non è stato il primo. Alcuni docenti all’università, di fronte alla sua richiesta di modificare le modalità delle prove pratiche per renderle a lei fruibili, non hanno acconsentito, costringendola a cambiare, a pochi esami dalla laurea, il canale in cui era inserita.

Altri professori l’hanno invitata a cambiare facoltà, considerando impossibile il suo sogno di diventare psichiatra: un pregiudizio che si scontra però con storie di persone non vedenti che sono riuscite a diventare medici. David W. Hartman, cieco per un glaucoma dall’età di 8 anni, nel 1976 si laureò alla Scuola di Medicina della Temple University di Philadelphia, in Pennsylvania. Oggi il dottor Hartman, specializzato in psichiatria, lavora alla Carilion Clinic di Roanoke, in Virginia. Alla sua storia è dedicato il film “Journey from Darkness”.
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