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Home » Cronaca

Caso Cucchi, la deposizione del testimone chiave: “Chiedo scusa alla famiglia, non sapevo come fare a dire la verità”

Immagine di copertina
Stefano Cucchi (credit: Ansa)

Lunedì 8 aprile 2019 Francesco Tedesco, il carabiniere che ha denunciato il pestaggio ai danni di Stefano Cucchi, ha tenuto la propria deposizione davanti alla prima Corte d’Assise di Roma.

È stato Tedesco a rivelare, a nove anni di distanza dalla morte del geometra romano di 31 anni, avvenuta nel 2009, che Cucchi venne pestato da due suoi colleghi. E oggi, nel processo Cucchi-bis che lo vede imputato per omicidio preterintenzionale (come i due carabinieri accusati da Tedesco, Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo), il supertestimone ha voluto chiedere scusa alla famiglia di Stefano.

Chiedo scusa – ha detto Tedesco in aula – alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria imputati al primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile”.

Caso Stefano Cucchi: la ricostruzione della vicenda

Poi, è partito il racconto della notte del pestaggio ai danni di Stefano. “Al fotosegnalamento – ha raccontato Tedesco – Cucchi si rifiutava di prendere le impronte, siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Alessio Di Bernardo è proseguito. A un certo punto Di Bernardo si è girato e ha tirato uno schiaffo a Cucchi. D’Alessandro si è alzato e lo ha colpito con un calcio al gluteo. Cucchi è caduto a terra, ho sentito il rumore della testa sul pavimento. Poi D’Alessandro gli ha dato un altro calcio in faccia”.

Tedesco ha anche riferito di aver aiutato Cucchi a rialzarsi e di aver chiesto spiegazioni ai colleghi. “La mattina successiva in tribunale era evidente che Stefano Cucchi era stato picchiato”, ha confermato.

Sul suo silenzio, durato nove lunghi anni, Tedesco ha spiegato: “Non sapevo come fare a dire la verità. In dieci anni non avevo mai parlato con nessuno di quello che era successo. Ero solo davanti a un muro”.

All’inizio della deposizione di Tedesco, nel giorno in cui l’Arma dei carabinieri ha annunciato di volersi costituire parte civile nel processo, il presidente della I Corte d’Assise, Vincenzo Gaetano Capozza, ha sottolineato che “non bisognerebbe mai dimenticare che si sta celebrando un processo a cinque componenti dell’Arma e non all’Arma”.

Processo Stefano Cucchi | I carabinieri indagati

Sono in tutti cinque i carabinieri coinvolti nel processo in questione: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco, il maresciallo Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi.

I primi tre devono rispondere dell’accusa di omicidio preterintenzionale. Tedesco è anche accusato di falso nella compilazione del verbale di arresto di Cucchi e calunnia insieme al maresciallo Roberto Mandolini, che nel 2009 era a capo della stazione Appia, dove venne eseguito l’arresto.

Anche Nicolardi è accusato di calunnia, nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che nella prima inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi vennero accusati del suo omicidio.

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