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Il sindaco di Bibbiano torna libero: revocati i domiciliari

La decisione del tribunale della Libertà di Bologna. Obbligo di dimora ad Albinea

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 20 Set. 2019 alle 15:58 Aggiornato il 20 Set. 2019 alle 16:12
Immagine di copertina
Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti

Bibbiano, revocati gli arresti domiciliari al sindaco

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti passa dagli arresti domiciliari all’obbligo di dimora nel Comune di residenza, Albinea. È questa la decisione del tribunale della Libertà di Bologna sul ricorso della difesa del primo cittadino, attualmente sospeso dopo il coinvolgimento nell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ della Procura di Reggio Emilia in cui risponde di abuso di ufficio e falso.

La misura dell’obbligo di dimora per Carletti è stata disposta nel Comune di Albinea ed è idonea ad assicurare l’impossibilità di reiterare i reati e di interferire con la vita pubblica e amministrativa del Comune.

La permanenza nel Comune di Albinea “rappresenta una misura minore degli arresti domiciliari che tuttavia assicura la medesima finalità, cioè l’impossibilità di svolgere attività pubblica e soprattutto di mantenere legami e influire su amministratori e dipendenti di enti territoriali a lui vicini”.

L’isolamento a cui l’obbligo di dimora lo costringe “appare misura adeguata e sufficiente”. Nell’ordinanza si segnala come non sussistano comportamenti concreti volti all’inquinamento probatorio.

Tuttavia la sospensione dalla carica di sindaco, per i giudici, non ha determinato “una cesura dei suoi rapporti con l’ambiente di appartenenza”, visti i soli tre mesi ai domiciliari, essendo rapporti di amicizia e colleganza politica radicati nel tempo. Questo comporta “una possibile influenza di Andrea Carletti su persone a lui vicine nell’ambito politico-amministrativo, con possibili ripercussioni negative sulle indagini”.

Dall’interrogatorio di Andrea Carletti emerge “la volontà di proseguire la sua carica di sindaco di Bibbiano con un metodo di azione volto alla mera realizzazione di fini politici, indifferente alle regole e alla normativa sottostante”. Lo si legge in un passaggio dell’ordinanza del tribunale della Libertà di Bologna. Per il collegio di giudici (Criscuolo, Oggiani, Margiocco) “sussiste tuttora il pericolo di reiterazione di reati dello stesso tipo”.

Il coinvolgimento nel caso degli affidamenti

L’esempio che i giudici fanno risale a fine 2018 quando Carletti si interessò in prima persona “circa la prosecuzione del metodo fino ad allora attuato, con cui si affidavano i minori in carico al Servizio sociale” a psicoterapeuti della Onlus piemontese Hansel e Gretel. Fu lo stesso sindaco ad adoperarsi per reperire un immobile che potesse essere adibito a nuova sede – visto che quella vecchia era stata dismessa perché oggetto di indagini per irregolarità amministrative – per proseguire la psicoterapia da parte di Claudio Foti e dei suoi colleghi della Onlus.

Carletti cercava l’immobile proprio a Bibbiano, paese del quale era sindaco, e che voleva, secondo i giudici, “evidentemente mantenere come fulcro delle politiche sociali da lui perseguite, dimostrando con estrema sicurezza di voler proseguire nella politica sociale che lo vedeva paladino dei diritti dei minori abusati, tuttavia incurante delle modalità con cui tale nobile scopo era attuato, anche a costo di eludere la normativa in materia e di finalizzare l’impiego di denaro pubblico al suo progetto”.

Sentito dai pm che gli facevano notare come emergesse dalle intercettazioni una sua disponibilità ad aiutare la onlus, anche con la formazione di una comunità a Bibbiano, Carletti rispose che si trattava di una cosa diversa dal servizio di psicoterapia, era un centro di formazione, valutandolo come un buon progetto. All’obiezione su chi avrebbe messo i soldi per pagare la psicoterapia, Carletti, riporta il Riesame, rispose che non lo sapeva e che non poteva immaginare che le spese sarebbero state accollate all’ente pubblico, che lui intendeva soltanto fare un servizio alla comunità.

La difesa del sindaco di Bibbiano

“In questi due giorni il tribunale della Libertà ha riportato gli addebiti mossi a Carletti a una dimensione diversa e molto più contenuta rispetto a quella che gli effetti distorsivi della fortissima campagna mediatica avevano determinato”. È il commento del professor Vittorio Manes, uno dei difensori di Carletti, commenta il parziale accoglimento del ricorso presentato per conto del sindaco di Bibbiano.

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“Ne escono ridimensionati anche i termini di gravità indiziaria e di necessità cautelare di questa vicenda”. ha aggiunto.

Ieri sempre il tribunale bolognese aveva rigettato un appello della Procura di Reggio Emilia su un’altra imputazione per cui la misura cautelare era già stata negata. “Su questa vicenda – ricapitola Manes – va tracciata una linea di distinzione molto chiara tra le presunte irregolarità amministrative che concernono l’affidamento del servizio da una parte e le modalità e le presunte distorsioni dello svolgimento del servizio di psicoterapia dall’altri”.

E gli addebiti mossi a Carletti “si muovono solo sul primo versante”, spiega il difensore, “e non hanno nulla a che vedere con i presunti abusi terapeutici”.

Carletti querela chi lo ha insultato

Carletti, il sindaco di Bibbiano, che attualmente si trova agli arresti domiciliari per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e demoni”, ha presentato querela verso chi lo ha insultato sui social. Il primo cittadino, finito al centro della bufera per gli affidi in Val d’Enza, ha segnalato 147 post che parlavano di lui in maniera diffamatoria o offensiva.

Tra i querelati c’è Luigi Di Maio, che il 22 luglio scriveva: “Noi siamo orgogliosamente diversi da certe forze politiche che non hanno avuto il coraggio di prendere una posizione ben precisa dopo lo scandalo sugli affidi dei minori di Bibbiano e che vedono propri esponenti coinvolti in questa drammatica vicenda”