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No, la capitana della Sea Watch non può essere arrestata come vorrebbe Salvini

Di Laura Melissari
Pubblicato il 28 Giu. 2019 alle 11:50 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:32
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Immagine di copertina

La Sea Watch è arrivata al largo di Lampedusa. Ma i 40 migranti a bordo non possono scendere. Nella serata di giovedì 27 giugno due migranti sono stati fatti scendere per urgenze mediche, ma gli altri rimangono in balia delle decisioni del governo italiano, e degli accordi con gli altri paesi europei per la redistribuzione.

Caso Sea Watch: riassunto di un’odissea che non si è ancora conclusa

Alla capitana Carola Rackete, che il 26 giugno ha forzato il blocco dopo due settimane di stallo, era stato notificato il divieto di ingresso in acque italiane, in base al decreto sicurezza bis.

Matteo Salvini, che ha detto di voler impedire con tutti i mezzi lo sbarco, a meno che gli altri paesi europei non si faranno carico dei migranti, si è fortemente scagliato contro la ong Sea Watch e il suo equipaggio definendoli “fuorilegge”.

“La legge prevede che bisogna essere autorizzati per poter attraccare, non possiamo far arrivare in Italia chiunque. Spero che nelle ultime ore ci sia un giudice che affermi che all’interno di quella nave ci sono dei fuorilegge, prima fra tutti la Capitana. Se la nave viene sequestrata e l’equipaggio arrestato io sono contento”, aveva detto Salvini ieri.

Ma, la capitana della Sea Watch non può essere arrestata per aver forzato il blocco ed essere entrata in Italia, solo perché ha aggirato il divieto di un ministro. Non ci sono, neanche lontanamente, nell’ordinamento giuridico italiano, gli estremi perché un comportamento simile possa concludersi con addirittura un arresto.

Tra gli scenari che possono verificarsi vi è piuttosto il sequestro dell’imbarcazione, come già accaduto in passato per altre navi delle ong e la stessa Sea Watch, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In quel caso la nave era stata dissequestrata poco dopo.

La novità rispetto al passato è la presenza del decreto sicurezza bis, come abbiamo spiegato anche in questo articolo. Il decreto, entrato in vigore solo pochi giorni fa, prevede una multa fino a 50mila euro al capitano e il sequestro dell’imbarcazione, ma solo in caso di reiterazione.

Nella mattina di venerdì 28 giugno, è arrivata la notizia che la procura di Agrigento  ha iscritto Carola Rackete, capitana della Sea Watch, nel registro degli indagati per favoreggiamento e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione contestato al comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale.

Lacapitana della Sea Watch, com’è noto, non ha rispettato l’alt imposto dalla Guardia di finanza ed è entrata in acque italiane. L’iscrizione al registro degli indagati si tratta di un atto dovuto perché la Guardia di finanza ha presentato una denuncia con queste ipotesi di reato. La procura adesso dovrà vagliare questi eventuali reati come sta vagliando anche le condotte delle autorità che non hanno ancora consentito lo sbarco dei migranti.

Intanto, i legali di Sea Watch, Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, hanno presentato un esposto alla procura di Agrigento perché verificata “la sussistenza di eventuali condotte di rilevanza penale, poste in essere dalle autorità marittime e portuali preposte all’attività di soccorso” e in modo da “porre fine alla situazione di gravissimo disagio a cui sono attualmente esposte le persone a bordo della nave”.

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