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Scontro sui trasporti, le Regioni chiedono orari scaglionati per le scuole: oggi il tavolo con De Micheli

La ministra ha convocato le associazioni rappresentative delle aziende del Tpl insieme ai governatori regionali per discutere il nodo trasporti pubblici

Di Anna Ditta
Pubblicato il 14 Ott. 2020 alle 09:54 Aggiornato il 14 Ott. 2020 alle 13:39
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Credit: Ansa

Dopo la firma delle nuove misure anti-contagio nell’ultimo Dpcm, c’è ancora un capitolo aperto su cui il governo e le Regioni non hanno trovato un accordo convincente: la questione dei trasporti pubblici. Il nodo di bus, tram e metro a rischio contagio è tornato in primo piano con il sovraffollamento che spesso non consente il distanziamento di sicurezza anti Covid e la continua crescita dei casi delle ultime settimane.

Una situazione che non viene risolta dal Dpcm, come hanno fatto notare le Regioni. Per questo, la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha convocato per oggi le associazioni rappresentative delle aziende del Trasporto pubblico locale insieme ai rappresentanti della Conferenza delle Regioni, di Anci e di Upi.

Una delle proposte su cui si sta ragionando è quella di inserire orari scaglionati per le entrate e le uscite da scuola. A spingere per questa soluzione è il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ma anche il sindaco di Bari Antonio De Caro, presidente dell’Anci.

Non piace al governo, invece, l’idea di far tornare una parte degli studenti alla didattica a distanza. De Micheli ha infatti smentito di essere favorevole alla didattica a distanza. “Leggo articoli di giornale che mi attribuiscono una posizione favorevole alla didattica a distanza per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici. Nulla di più lontano dalla realtà. La scuola in presenza va favorita con ogni mezzo”, ha scritto in un post su Facebook.

Trasporti pubblici: i governatori propongono didattica a distanza, ma Azzolina non ci sta

La capienza massima del trasporto pubblico locale oggi è fissata all’80 per cento, ma sono tante le immagini che circolano in rete e che mostrano i mezzi strapieni, senza possibilità di garantire alcun distanziamento. Abbassando il limite della capienza, tuttavia, si metterebbe a rischio la fornitura del servizio. Per questo alcuni governatori, come il presidente del Veneto Luca Zaia, hanno proposto di ritornare alla didattica a distanza, almeno per i ragazzi dai 16 anni in su.

Un’ipotesi subito bocciata dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che ha difeso con forza la volontà di far proseguire le lezioni in presenza: “I ragazzi sono felici di essere tornati a scuola. E ci devono rimanere”, ha dichiarato la ministra. “Anche per quelli più grandi la didattica in presenza è fondamentale perché garantisce formazione ma anche socialità, un bisogno che oggi è meglio soddisfare a scuola. I numeri, infatti, e le analisi dell’Istituto Superiore di Sanità ci confermano che i contagi non avvengono dentro le scuole. L’attenzione deve essere invece orientata fuori, alle attività extrascolastiche, come ribadiamo da tempo”.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha invece ipotizzato di “fare in maniera alternata, magari un giorno o due alla settimana” perché “la didattica a distanza toglierebbe tanta pressione sulla contabilità dei trasporti”. Secondo il governatore del Veneto, la didattica “deve essere tarata sul tema degli assembramenti e dei trasporti, garantendo una sensata alternanza alle ultime classi delle superiori con un impatto minimo sull’esperienza scolastica”.

Ma a scartare questa ipotesi, almeno per il momento, è stato il premier Conte che ha puntualizzato che “non ci sono i presupposti per didattica a distanza” perché “incrociando le dita diciamo che nella scuola le cose stanno andando abbastanza bene”.

“Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere la didattica in presenza”, ha detto il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini in una intervista di oggi a La Repubblica in cui sostiene che l’idea della didattica a distanza è stata solo “ipotizzata legittimamente da alcune Regioni come rimedio estremo qualora il governo avesse deciso di ridurre la capienza attualmente prevista per i mezzi di trasporto pubblico”.

“L’attuale capienza è stata condivisa per tempo con il Comitato tecnico scientifico, insieme alle regole di sicurezza da adottare sui mezzi, a partire dall’uso obbligatorio della mascherina”, precisa Bonaccini. “Dopo il riavvio delle scuole, di tutte le attività economiche e dei servizi, permette di garantire un servizio che non lasci nessuno a terra. Ma siamo pronti a raccogliere e vagliare altre proposte”.

“C’è un confronto in corso tra governo e Regioni”, ha ammesso la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa stamattina ad Agorà su Rai3. “Personalmente la soluzione della capienza all’80 per cento non l’avevo mai trovata convincente”, sostiene la sottosegretaria. “Credo che debba esserci uno sforzo in più delle amministrazioni locali e delle Regioni per trovare un’altra soluzione che non penalizzi chi sta mezz’ora assembrato in un mezzo di trasporto. Non puoi chiedere di rinunciare alla festa di matrimonio e poi esporli a un rischio. Bisogna trovare un’altra soluzione: serve comprare più mezzi? Lo si faccia”.

Trasporti pubblici, Asstra: “A settembre passeggeri dimezzati rispetto al 2019”

In direzione contraria a tali preoccupazioni va uno studio di Asstra, l’associazione delle aziende del trasporto urbano ed extraurbano, che parla di passeggeri dimezzati a settembre sul trasporto pubblico locale. Anche con la riapertura delle scuole le frequentazioni dei mezzi pubblici, i trasporti non hanno ancora recuperato i livelli ordinari e si registra un calo tra il 50 e il 60 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con perdite per circa 8 milioni di viaggi al giorno.

Secondo Asstra, “in presenza di una riduzione ulteriore del valore del coefficiente di riempimento dei mezzi attualmente consentito risulterebbe difficile per gli Operatori del Tpl continuare a conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità per diverse centinaia di migliaia di utenti ogni giorno, con il conseguente rischio di fenomeni di assembramento alle fermate e alle stazioni”. Se la capienza verrà ridotta al 50 per cento, infatti, secondo lo studio di Asstra resteranno ogni giorno a piedi 275mila persone, che non potranno prendere i mezzi per andare a scuola o al lavoro.

“Il problema trasporti esiste e non può essere sottovalutato”, ha detto ieri sera il ministro della Salute, Roberto Speranza, ospite di DiMartedì su La7. “Penso però che ci siano altre strade  che devono essere seguite prima” come “l’idea di aumentare lo smart working e quella di differenziare gli orari di accesso alle scuole e anche negli uffici”. Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ammesso l’esistenza di una “situazione critica al di là dei tanti sforzi fatti” assicurando che il governo continuerà a “monitorare la situazione e a investire per fare in modo che le persone possano viaggiare in condizioni di assoluta sicurezza”. Ma una soluzione che convinca tutti, almeno per il momento, sembra ancora lontana.

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