La band che accusa le Sardine, il frontman a TPI: “Calabria esclusa dal concerto-evento di Bologna”

La band “Il Parto delle Nuvole Pesanti” su Facebook contro l'esclusione dallo show. L'intervista a Salvatore De Siena: "Grave errore, il 26 si vota anche da noi"

Di Gianluca Palma
Pubblicato il 22 Gen. 2020 alle 15:29 Aggiornato il 22 Gen. 2020 alle 17:27
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Immagine di copertina

La band calabrese accusa le Sardine, il frontman a TPI: “Noi esclusi dal concerto-evento di Bologna”

Sono pronte a chiudere questi due mesi intensi di campagna elettorale con un flash mob davanti alle acque del Papeete Beach di Milano Marittima, per fare il verso al Mojito di Salvini ma, a quanto pare, preferiscono tenersi lontane dall’“Onda calabra”. Come è successo domenica a Bologna, quando le Sardine hanno tenuto lontani dal palco della gremita piazza 8 agosto quelli che potevano essere gli unici portavoce delle istanze calabresi. Giacché domenica 26 gennaio anche la Calabria è chiamata a eleggere il nuovo governatore, o governatrice, della Regione. In sintesi: niente spazio per “Il Parto delle Nuvole Pesanti” – band calabrese trapiantata a Bologna, tra l’altro – sullo stage della grande manifestazione concerto anti-Salvini organizzata dalle Sardine. Dove invece si sono esibiti, tra gli altri, i Subsonica, gli Afterhours, i Marlene Kuntz, Bandabardò e il rapper Marracash.

A rendere noto il rifiuto dei “pesciolini” bolognesi è stato Salvatore De Siena, frontman e fondatore del gruppo. In un post sulla pagina Facebook del “Parto”, intitolato “Dimenticare la Calabria, le sardine non conoscono la sardella”, De Siena si rivolge ai quattro giovani bolognesi esprimendo profondo rammarico. “Da calabrese che da trent’anni vive a Bologna – scrive il musicista e avvocato, crotonese di origine – consentitemi di esprimere la mia amarezza per la chiusura d’orizzonte di questa iniziativa. Avere lasciato fuori la Calabria da questo grande evento significa avere fatto un grave errore politico. Significa averla abbandonata a sé stessa”.

Sta dicendo che le Sardine vi avrebbero rifiutato? E perché mai?

Non so se si tratti di un rifiuto. Fatto sta che, quando abbiamo saputo di questo evento, ci siamo proposti anche noi per portare la voce della Calabria e tentare di unirla all’Emilia e al resto dell’Italia. Tramite Roberto Morgantini, nostro amico della Cucina Popolare di Bologna, che li conosce bene abbiamo fatto avere loro la nostra scheda. Ma quei ragazzi non ci hanno tenuto proprio in considerazione.

Nel suo post li accusa del fatto che “non vi hanno ascoltato”. Avete avuto almeno un contatto con gli organizzatori?

Mentre eravamo in tour, tra l’altro proprio in Calabria, per presentare il nostro nuovo disco “Sottomondi”, siamo riusciti a contattare Giulia Trappoloni per chiedere novità. Ma ci ha fatto sapere che purtroppo la scaletta era chiusa e che non si poteva modificare. Il che è assurdo, perché se ti rendi conto dell’importanza del contributo che potevamo portare, fai in modo da inserirci. Senza recare danno agli altri artisti. Invece nulla ci hanno risposto che non si poteva apportare alcuna modifica. In realtà si è anche scusata perché né lei, né i suoi colleghi conoscevano noi e la nostra storia, che ci può stare, per carità, ognuno ascolta la musica che preferisce.

Ma noi siamo impegnati da sempre sulle tematiche che stanno a cuore anche a loro e facciamo da tempo molte cose qui a Bologna.

Cosa avreste raccontato da quel palco?

Avremmo raccontato all’Italia la nostra terra e denunciando il fatto che non se ne parla mai. La Calabria è purtroppo è considerata marginale da tutti. Uno dei “sottomondi” di cui parliamo nel nostro album, appunto. Pare che non faccia parte di questo Paese. Se non si fa conoscere l’altra faccia di quel territorio, si avalla anche lo stereotipo che tutti i calabresi siano ’ndranghetisti. Come quelli al centro del processo Aemilia. Come se fossimo tutti qui per infettare il nord. Noi cerchiamo da tempo di contrastare tutto ciò.

Appunto, non è che, per citare uno dei vostri brani, rivisitato anche da Antonio Albanese in un suo film, le Sardine temano di essere travolte dall’ “Onda Calabra”?

Ripeto, la Calabria è una terra da valorizzare, dove ci sono personaggi straordinari come l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano e l’antropologo Vito Teti, con cui abbiamo anche collaborato, che fanno di tutto per dare un’immagine diversa di quei luoghi. Ma evidentemente neanche alle Sardine interessa qualcosa, altrimenti avrebbero fatto altre scelte.

A proposito di Mimmo Lucano, a lui avete dedicato un singolo recentemente.

Sì e ribadisco, è grave che non ci sia stato neanche lui. In suo onore abbiamo scritto la “Ninnananna per l’uomo né”, il cui video è girato con i bambini di una scuola materna di Milano. Abbiamo sempre unito alla musica l’impegno sociale e politico. Nel 2007 abbiamo realizzato il progetto multiculturale “La valigia d’identità”,  viaggio europeo sull’importanza dell’emigrazione, e poi il viaggio da Corleone a Palermo, “Terre di Musica” con tappe tra i Beni Confiscati alla Mafia.

Ma voi avete aderito comunque al movimento delle Sardine?

Io sono andato in piazza Maggiore la prima volta e sono rimasto sbalordito. Mi sono entusiasmato, non si vedeva da parecchio tutta quella gente a manifestare in maniera spontanea e senza marchi di partito. E sono andato comunque anche domenica a piazza 8 agosto, perché era importante esserci. È un movimento sano.

Domenica una delle esponenti calabresi delle Sardine, la catanzarese Jasmine Cristallo, esultava su Facebook per la piazza gremita, ma ha precisato di essere rimasta in Calabria perché sono giorni cruciali fino alle elezioni di domenica.

È vero, a maggior ragione dico che quella piazza di Bologna avrebbe dovuto darne conto. Avrebbe dovuto difendere la Calabria che credo ne abbia anche più bisogno dell’Emilia Romagna. Soprattutto in questo periodo, anche alla luce dell’operazione del procuratore Gratteri, ci dovrebbe essere un supporto diverso.

Invece zero, dimenticati e abbandonati. Se il 26 gennaio la Lega vincerà anche da noi forse un indiretto contributo l’avranno dato tutti quelli che si sono dimenticati dell’estrema regione italiana.

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