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Rischio frana sul lago d’Iseo, dopo l’articolo di TPI la regione Lombardia sospende l’autorizzazione del cementificio

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Lo stato d’agitazione dei residenti si allarga di pari passo con le crepe sull’asfalto, diventate ormai voragini in cui sprofondare fino al ginocchio. Segno che, nei comuni incastrati tra Bergamo e Brescia affacciati sul lago d’Iseo, la frana che vede il suo epicentro a Tavernola è tutto tranne che immobile. Lo denunciano, da tempo, i residenti che – proprio a fronte di questi smottamenti – chiedono alla Regione la revisione del permesso concesso a Italsacci, il cementificio che utilizza cariche esplosive per l’attività estrattiva. E dopo il reportage pubblicato sul settimanale di TPI dove si denunciava il rischio di un nuovo Vajont, sulla scia del terremoto del 18 dicembre, i cittadini hanno incassato una piccola vittoria: l’assessorato all’Ambiente della Lombardia ha “temporaneamente sospeso” l’autorizzazione del cementificio. «Non abbiamo vinto la battaglia, perché non c’è stata una revoca – è il commento cauto dei residenti -: vediamo ora cosa accadrà…».

Il verdetto che per ora fa tirare un sospiro di sollievo a residenti e sindaci è condensato in una frase, riportata nelle ultimissime righe del documento tenuto sottotraccia: «Si prescrive la sospensione delle attività di brillamento delle volate fino a nuova indicazione». Ma quelle poche parole riportate in fondo alla pagina hanno più di un significato. In primis la situazione non era così sicura come invece veniva certificato dalla Regione nelle scorse settimane. Lo scenario e le preoccupazioni sollevati dai sindaci dei territori, dal parlamentare Devis Dori (LeU) e dal consigliere lombardo Ferdinando Alberti (M5s) avevano un fondamento: la situazione sta gradualmente peggiorando. E il mix di concause che rende imprevedibile il ritmo di marcia dello smottamento così come illustrato nelle relazioni stilate dagli esperti delle Università Bicocca e di Firenze è concreto, tangibile (basta guardare l’andamento dei solchi nell’asfalto) e, soprattutto, per nulla raro. Alla fine, insomma, la Regione ha dovuto prendere atto dell’evidenza: il cementificio Italsacci – di casa a Tavernola – deve per il momento interrompere le cariche esplosive, a differenza di quanto concesso fino al 22 dicembre, quando 350 kg di esplosivo potevano essere fatti detonare per due volte alla settimana.

Il colpo decisionista è firmato dal dirigente dell’assessorato regionale all’Ambiente, l’ingegner Filippo Dadone. Il pretesto è la scossa di terremoto che, alle 11.34 del 18 dicembre, ha visto il suo epicentro a Bonate Sotto, in provincia di Bergamo, a 26 km di profondità e con una magnitudo di 4.4, tanto da essere stata avvertita sia nel Bresciano sia nel Milanese. Lo stop – scrive la Regione – scatta «non potendo escludere che ulteriori fenomeni di assestamento possano verificarsi, nelle more della consegna delle analisi dei consulenti regionali incaricati dello studio sul dissesto del Monte Saresano».

Nel frattempo, Legambiente ha annunciato un secondo esposto in Procura. «Gli abitanti della frazione Squadre del comune di Vigolo sono allarmati dalle continue esplosioni che da alcuni mesi rimbombano nella cava per l’escavazione della marna. La cementifera invece ha ripreso la sua attività a pieno regime. I suoi magazzini sono di nuovo tornati pieni di materiale pericoloso (additivi) e nocivo per l’ambiente e i lavoratori, in caso di frana. La minaccia della frana resta un incubo per tutto il lago d’Iseo – rimarca il presidente del circolo del Basso Sebino, Dario Balotta, in una nota -. La frammentazione delle competenze e i pareri contrastanti tra Ministero dell’Ambiente, la Regione e la Provincia, che dovrebbero avere come primo obiettivo la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente, permette che Italsacci (del grande gruppo tedesco Hidelberg) di decidere solo in base ai suoi interessi. La comunità locale si trova quindi spaesata, impaurita e con forti disagi viabilistici: la strada per Parzanica è sempre chiusa». Di qui, la decisione: «Vista la grave situazione determinata dalla ripresa delle attività, Legambiente ha incaricato i suoi avvocati per preparare un nuovo esposto, anche per sapere chi è il responsabile della autorizzazione della ripresa completa delle attività».

Proprio nelle scorse settimane, le amministrazioni di Tavernola, Vigolo e Parzanica, in provincia di Bergamo, hanno inviato una nota alla Lombardia invocando un riesame dell’autorizzazione di Italsacci e una nuova valutazione d’impatto ambientale. Perché la questione non è risolta: l’autorizzazione è sospesa, non revocata. Quali i rischi? In caso di scivolamento della frana, non si esclude «il coinvolgimento del cementificio». Al suo interno, infatti, sono stoccati materiali pericolosi che, se non rimossi, in caso di smottamento, finirebbero nel lago causando un danno ambientale irreparabile. L’elenco fa rabbrividire: duemila tonnellate di Pet-coke (un combustibile derivato dal petrolio), 500 tonnellate di rifiuti trattati, 50 tonnellate di soluzione ammoniacale e altre 500 di olii per motori e ingranaggi.

Dopo l’interpellanza urgente discussa in Parlamento, arriva anche il nuovo monito dell’on. Dori: «Quante sospensioni e ripartenze dell’attività estrattiva serviranno a Regione Lombardia prima di rendersi conto che l’unica decisione possibile è revocare definitivamente le concessioni minerarie alla Ca’ Bianca? Questi continui cambi di decisione dimostrano solo confusione, mentre ogni giorno la frana si muove e il pericolo per la popolazione aumenta. Non pensi ora la Regione di attribuire eventuali accelerazioni della frana soltanto alla scossa di terremoto: vogliamo conoscere anche l’esito delle volate di fine ottobre e i dati relativi all’effetto della ripresa dell’attività estrattiva delle ultime settimane, di cui la Lombardia è corresponsabile assieme ad Italsacci. Evidentemente la mia interpellanza urgente alla Camera dei deputati, le proteste dei cittadini che sentono vibrare le proprie abitazioni ogni volta che si usa esplosivo alla miniera e l’annunciato esposto di Legambiente hanno avuto l’effetto di ricordare alla Regione il grave pericolo per la sicurezza di migliaia di persone».

Dori rilancia però un appello anche al G16, ovvero ai rappresentanti dei sedici Comuni del lago: «Ora vorrei una presa di posizione netta anche da parte loro, che non possono stare alla finestra a osservare ciò che fanno altri: cosa ne pensano della ripresa, e della successiva sospensione, dell’attività estrattiva e dell’esito dello studio degli esperti? Vorrei che tutti si esponessero chiaramente senza paura di scomodare la Regione e senza timore reverenziale nei confronti di Italcementi».

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