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Anticipazione TPI: Report svela la misteriosa guerra tra spie. Dall’arresto di Walter Biot alla missione sanitaria russa in Italia

Immagine di copertina

Nell'inchiesta "Il cimitero delle spie", in onda in esclusiva su Report questa sera e anticipata da TPI, viene ricostruita una guerra delle intelligence esplosa ben prima che i carri armati russi varcassero i confini ucraini. Una spy story iniziata nel 2020 con la missione sanitaria russa in Italia e proseguita con il caso di Walter Biot, il militare italiano arrestato nel 2021 con l’accusa di aver venduto segreti militari a due diplomatici della Federazione Russa

Nuovi documenti e testimonianze inedite permettono oggi di seguire il filo invisibile che lega la missione sanitaria “Dalla Russia con amore” al caso di Walter Biot, il capitano di fregata arrestato il 31 marzo del 2021 con l’accusa di aver venduto segreti militari a due diplomatici della Federazione Russa, ma soprattutto concorrono a svelare una guerra delle intelligence esplosa ben prima che i carri armati russi varcassero i confini ucraini. Una guerra in cui l’Italia, dopo la parentesi del governo gialloverde a guida 5 Stelle e Lega, si è spesa più di altri per ribadire la propria fedeltà alla Nato, anche attraverso un’operazione eclatante come l’arresto di Walter Biot e l’espulsione dei due diplomatici russi, un fatto mai accaduto prima nella storia della Repubblica.

S&D

Per accedere ai misteri di questa vicenda – che sarà ricostruita dall’inchiesta “Il cimitero delle spie” in onda nella puntata di Report lunedì 9 maggio alle 21,15 su Rai 3 – è necessario tornare alle 18,30 del 31 marzo del 2021 in una via isolata del quartiere Eur dove i carabinieri del Ros intervengono arrestando il capitano di fregata Walter Biot in servizio presso il III Reparto dello Stato Maggiore della Difesa e un uomo che ha appena lasciato la sua auto, l’agente russo Dmitry Ostroukhov.

report spie
Walter Biot nel suo ufficio: le immagini sono state depositate al processo e dimostrerebbero, secondo l’accusa, il momento in cui l’ufficiale ha scattato foto a documenti riservati

Nella macchina di Biot vengono trovati 5mila euro in contanti mentre nella borsa di Ostroukhov i militari trovano una scheda sd con 181 foto di documenti considerati top secret. Tra questi anche il Reperto S, un cablo della Nato che conterrebbe messaggi sulle azioni destabilizzanti della Russia in Ucraina prima della guerra. Il giorno seguente, l’addetto dell’ambasciata russa viene espulso dal nostro Paese, ma non è il solo. Insieme a lui deve lasciare l’Italia anche un secondo diplomatico, l’addetto navale Aleksej Nemudrov. Nemudrov, che non era presente al momento dello scambio e non compare nelle carte dell’indagine, è però un personaggio chiave della diplomazia russa.

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Walter Biot nel suo ufficio: le immagini sono state depositate al processo e dimostrerebbero, secondo l’accusa, il momento in cui l’ufficiale ha scattato foto a documenti riservati

Oltre ad aver avuto rapporti con Gianluca Savoini (ex-portavoce di Matteo Salvini, fondatore dell’associazione Lombardia-Russia e coinvolto nell’indagine sui presunti finanziamenti alla Lega discussi ai tavoli dell’hotel Metropol di Mosca), Nemudrov è stato uno degli organizzatori della missione sanitaria che nel marzo del 2020 ha portato oltre 100 militari russi nella provincia di Bergamo e ne ha gestito la logistica. Un ruolo di primo piano che non è passato inosservato ai nostri servizi di intelligence, soprattutto quando sono cominciate a emergere le tante anomalie di una missione che secondo molti nascondeva un’attività di spionaggio sanitario.

Intervistato da Report, il deputato Pd e membro del Copasir Enrico Borghi dichiara: «I nostri apparati di sicurezza e le nostre strutture istituzionali hanno lavorato per garantire che quel tipo di missione non arrecasse pregiudizi alla sicurezza nazionale e al nostro sistema di relazioni e di alleanze sul piano internazionale».

Non stupisce allora che Nemudrov fosse stato attenzionato dai servizi italiani ancora prima della missione di Bergamo e nello specifico quando intrecciava rapporti con una comunità di storici di Cormons, un piccolo comune del Friuli a pochi chilometri dalla Slovenia, dove sono sepolte le salme di 111 soldati russi morti durante la Prima Guerra Mondiale. Dal 2020 questo cimitero militare diventa meta del pellegrinaggio di diplomatici russi tra cui anche Dmitri Ostroukhov, l’uomo arrestato insieme a Walter Biot. Non solo: il 23 febbraio del 2020 Aleksej Nemudrov invita Giovanni Battista Panzera, memoria storica del cimitero e organizzatore delle commemorazioni annuali, a villa Abamelek a Roma per celebrare la festa del soldato russa.

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Walter Biot nel suo ufficio: le immagini sono state depositate al processo e dimostrerebbero, secondo l’accusa, il momento in cui l’ufficiale ha scattato foto a documenti riservati

E così il 22 marzo del 2021, otto giorni prima l’operazione Biot, i carabinieri di Gorizia firmano un’informativa riservata nella quale viene segnalato il rapporto tra Panzera e i russi. Nel documento i militari scrivono: «Da informazioni assunte, parrebbe che i due addetti militari siano in realtà agenti dei servizi di intelligence russi e che il loro intento sia quello di attirare nella loro sfera di azione Panzera per motivi in corso di accertamento».

Che l’Aisi fosse sulle tracce dei russi ancor prima dell’arresto di Biot viene ipotizzato dagli stessi carabinieri del Ros che indagano sul capitano di fregata. In una nota inviata alla procura militare il 2 luglio del 2021 i carabinieri segnalano: «Quanto riferito dall’arma territoriale di Gorizia fa ritenere verosimile che l’AISI abbia cominciato a reperire informazioni sui rapporti tra Panzera e i rappresentanti russi già prima dell’arresto di Walter Biot».

E così proprio Giovanni Battista Panzera (che non è implicato nella vicenda giudiziaria di Biot) riferisce a Report un particolare di assoluta rilevanza, confermando di essere stato interrogato da un uomo dei servizi di intelligence italiani il quale – proprio in merito all’operazione Biot – gli avrebbe confessato: «Queste cose le risolvevamo tra noi… tra servizi e servizi. Si cambiava qualcuno senza dire niente e via. Questa volta c’è stato l’input politico… di far scoppiare il caso!».

Era il 31 marzo del 2021. Tredici giorni prima, in un’intervista storica rilasciata alla Abc News, il Presidente degli Stati Uniti aveva definito Vladimir Putin “un killer”, e da poche settimane l’Italia aveva un nuovo presidente del Consiglio di nome Mario Draghi. Il momento giusto per mandare un segnale chiaro che ribadisse la fedeltà del nostro paese all’Alleanza Atlantica.

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