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Covid, il prof. Remuzzi: “Se il 95% dei cittadini seguisse alla lettera le regole, il virus farebbe molta fatica a circolare”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 15 Dic. 2020 alle 13:14
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Covid, Remuzzi: “Il virus farebbe fatica a circolare se i cittadini seguissero le indicazioni”

“Se il 95% dei cittadini seguisse alla lettera le indicazioni, il Covid farebbe molta fatica a circolare”: lo dichiara il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Intervistato da Libero, l’esperto afferma che se le persone seguissero le indicazioni che ormai tutti conosciamo, mascherine, locali areati, igiene, distanziamento, poche persone nella stanza, “il virus farebbe fatica a circolare e, secondo uno studio pubblicato su Science riferito alla popolazione americana, si risparmierebbero moltissimi morti”.

L’esperto, poi, parla di un documento che ha redatto insieme ad altri tre colleghi, Fredy Suter, Monica Cortinovis e Norberto Perico, nel quale vengono fornite delle indicazioni su come prevenire l’infiammazione di Covid. Si tratta della “sintesi delle nostre esperienze sull’efficacia dei farmaci nella cura del Coronavirus messa nero su bianco. Tutto quello che c’ è scritto si basa sul poco che c’ è in letteratura sul Covid-19 e sulla nostre (poche) conoscenze della malattia sul campo”.

Pubblicato sulla rivista Clinical and Medical Investigation, il documento, sottolinea Remuzzi, è “solo l’ indicazione della terapia che noi utilizziamo”. Nello specifico l’esperto spiega che: “Come per tutte le malattie, anche per il Covid-19 è fondamentale intervenire tempestivamente. Bisogna evitare il più possibile di arrivare al ricovero in ospedale. E questo aiuta anche gli ospedali ad assistere i malati gravi, e solo quelli, senza essere impegnati su troppi fronti anche con malati di forme lievi”.

Remuzzi, quindi, spiega come funziona il decorso della malattia: “Si ha una prima fase asintomatica che dura da tre a cinque giorni. La quantità di virus in corpo in quel momento è già alta, e lo è molto di più nei giorni successivi, proprio quando cominciano i primi sintomi; per questo il contagio si propaga rapidamente. La peculiarità del nostro approccio è iniziare la cura ai primi sintomi, senza aspettare il risultato del tampone”.

Secondo l’esperto infatti “È più pericoloso aspettare di fare il tampone, e quindi che arrivi l’esito, senza intanto fare nulla, perché rischia di passare anche una settimana e a quel punto si interviene quando l’infiammazione è avanzata e la patologia tende ad aggravarsi, cosa che di solito succede dopo dieci giorni dai primi sintomi”.

“La malattia nella fase iniziale – continua l’esperto – prima di scendere ai polmoni, si comporta come le altre malattie virali delle vie respiratorie alte, ed è lì che va affrontata. Noi vorremmo prevenire la fase che gli inglesi chiamano ‘hyperinflammation’, infiammazione eccessiva, che trascina con sé una serie di fenomeni negativi”.

Quindi cosa bisogna fare? Secondo Remuzzi: “Appena si avvertono i sintomi più comuni: tosse nel 67,8% dei casi, febbre (43%), affaticamento e spossatezza (38,1%) e meno frequentemente dolori ossei e muscolari (14,9%), mal di gola (13,9%) e mal di testa (13,6%) o, più raramente, nausea e vomito (5%) o diarrea (3,8%) noi suggeriamo di assumere nimesulide o celecoxib, per via orale, se non ci sono controindicazioni, per un massimo di dieci giorni”.

“Nimesulide e celecoxib sono inibitori della ciclossigenasi 2 e ci sono molti dati, riassunti in un lavoro pubblicato sul Journal of Infectious Diseases, che dimostrano che questi farmaci inibiscono quella che gli immunologi chiamano ‘tempesta citochinica’ e limitano la fibrosi interstiziale dei polmoni”.

Dosi e periodo di somministrazione, però, devono essere decisi dal medico di famiglia che volendo “può ispirarsi, se vuole, al nostro lavoro appena pubblicato su Clinical and Clinical Investigations. Lì c’è tutto: dosi, tempi di somministrazione, controindicazioni”.

Questi farmaci, secondo Remuzzi, sono sufficienti ad evitare di sviluppare i sintomi gravi del Covid. L’esperto, inoltre, sottolinea che i pazienti che hanno “segni di danno epatico o problemi cardiaci, possono sostituire quei farmaci con l’aspirina”.

La tachipirina, spesso indicata come farmaco utile per contrastare i primi sintomi del Covid, secondo Remuzzi “Abbassa la febbre ma non ha un’azione antinfiammatoria. E poi, secondo un lavoro pubblicato su Science Direct da ricercatori francesi per conto della società di farmacologia, ci sono ragioni teoriche per pensare che non sia il farmaco ideale”.

L’esperto sottolinea comunque l’importanza di chiamare il medico di base non appena compaiono i primi sintomi del virus: “Gli antinfiammatori sono farmaci da maneggiare con attenzione. In certi casi, per fortuna rari, possono avere effetti negativi. Insomma, cura a casa non significa affatto cura fai da te. Su questo vorrei essere molto, molto chiaro, perciò in questa prima fase sarebbe molto importante che il medico vedesse il paziente a casa almeno una volta, poi potrebbe essere sufficiente sentirsi al telefono, molto meglio se tramite videochiamate”.

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