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Rave illegale a Spino d’Adda, 1.500 giovani senza mascherine e distanziamento per tre giorni

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 18 Ago. 2020 alle 11:23
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Immagine di copertina

Rave illegale a Spino d’Adda, giovani senza mascherine e distanziamento per tre giorni

Tra venerdì 14 e lunedì 17 agosto 2020 a Spino d’Adda, in provincia di Cremona, circa 1.500 ragazzi provenienti da tutta Europa si sono dati appuntamenti per un rave party illegale, quindi non autorizzato dalle autorità, nella zona di Cascina Canova. Una festa, con tanto di palco e musica a tutto volume, che stona fortemente con il periodo che il nostro Paese sta attraversando, caratterizzato da una nuova impennata di casi di Coronavirus e soprattutto dalla chiusura delle discoteche stabilita dal Governo. Emblematici, sui social network, le foto e i video relativi a questi ultimi tre giorni: centinaia di ragazzi che ballano senza mascherina e senza alcun distanziamento sociale, con la polizia – allertata dai residenti – che ha fatto persino fatica a intervenire per fermare la festa e prendere tutti i nominativi dei partecipanti.

Il rave party illegale si è tenuto in un ambiente di campagna, quindi all’aperto, ma non si può avere la certezza che non ci siano stati contagi. Anche perché sono accorsi a Spino d’Adda ragazzi da tutta Europa (Francia, Olanda, Germania, Austria e Svizzera) oltre che da varie regioni italiane. A bordo di camper, auto e scooter. Al Corriere della Sera, i residenti della zona hanno spiegato che il via vai è iniziato venerdì sera, vigilia di Ferragosto. “Qualcuno è entrato nell’azienda agricola chiedendo da bere – hanno aggiunto – e un po’ di riparo dalla calura. Li abbiamo mandati via con le buone, per poi chiedere aiuto alla polizia, che ha creato un posto di blocco. Avevamo messo un trattore in mezzo strada, per impedire il passaggio: ci è stato consigliato di rimuoverlo, per evitare tumulti”.

Mentre per tre giorni tra le campagne di Spino d’Adda risuonava la musica del rave party e tutto intorno cresceva la paura per la nascita di un possibile focolaio, le forze dell’ordine hanno provato a tracciare tutti i presenti. Pochi ragazzi, però, hanno collaborato. Anzi, non è stato raro vedere degli atteggiamenti assolutamente indisponenti dei ragazzi nei confronti dei poliziotti, che però non hanno potuto fare altro che attendere la fine della festa. Alcuni dei partecipanti, addirittura, si vantavano di essere positivi al Covid-19. “Si stimano 1.000-1.500 persone nel momento di massimo afflusso – ha spiegato al Corriere della Sera Gianluca Epicoco, della Digos di Cremona – mentre lunedì sono rimasti in 300-400. Non potevamo controllare tutti, perché molte strade sono transitabili a piedi o in scooter, tra sterrato ed erba. Abbiamo scelto l’unico passaggio obbligato per i mezzi a quattro ruote per raccogliere nomi e cognomi”.

Ma anche adesso che il rave party si è concluso, le polemiche non accennano a placarsi. Come quella dell’assessore lombardo alla Sicurezza, Riccardo De Corato: “Quanto sta accadendo in queste ore – ha detto – è gravissimo. Un serio pericolo per la salute dei partecipanti e per quella pubblica. Secondo quanto riportato dai residenti e dalla stampa locale, la Prefettura non ha sgomberato l’area lasciando che gli ‘irriducibili della musica’ potessero continuare con lo sballo nel weekend di Ferragosto, fino ad oggi. Le forze dell’ordine sono state messe a presidio dell’area, non in condizioni di poter intervenire. Oltre a ciò, si sono registrati diversi interventi di ambulanze per numerosi partecipanti che si sono sentiti male”.

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