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Home » Cronaca

Torre Maura, la madre di Simone: “Ama questo quartiere, non poteva sopportare la strumentalizzazione”

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Dopo il padre, anche la madre di Simone, il ragazzino di 15 anni di Torre Maura di cui tutta Italia sta parlando da due giorni, ha deciso di parlare di suo figlio. E lo ha fatto in un colloquio con Repubblica, a cui ha raccontato come è nata la reazione del ragazzo contro le proteste dei cittadini del quartiere che ha rifiutato l’arrivo di 70 rom e sinti in un centro d’accoglienza.

“Il primo giorno – ha raccontato la donna, che è nata a Como ma vive a Roma dal 1997 e a Torre Maura dal 2003 – quello dei panini per terra, Simone ha guardato la diretta Facebook di Casapound. Non riusciva a staccarsi. Lui e il fratello hanno radici profonde in questo quartiere. Lo difendono”.

Un sentimento di unione al quartiere che la donna, invece, forse non ha mai provato: “Io avrei voluto tornare al Nord tante volte – ha ammesso – ma i miei figli me lo hanno impedito, sono romani dentro”.

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Una romanità che ha portato il ragazzino a esporsi pubblicamente contro la rabbia dei suoi concittadini, fomentati anche da alcuni esponenti di CasaPound e Forza Nuova. “Simone – ha rivelato la madre del ragazzo – non poteva sopportare tutta questa strumentalizzazione. «A’ mamma», mi ha detto, «bisogna dire qualcosa, non si può stare zitti di fronte a questi che vengono a speculare sulla povera gente per raccattare quattro voti. Stanno distruggendo il nostro quartiere»”.

Per questo nel pomeriggio di mercoledì 3 aprile, dopo la scuola, Simone non è riuscito a stare zitto davanti alle barricate dei cittadini di Torre Maura: “Non me sta bene che no. Io so’ de Torre Maura e non so’ d’accordo”, ha detto a Mauro Antonini, leader di CasaPound, in un video divenuto subito virale.

Il suo intervento, come risaputo, gli ha garantito un grande appoggio in tutta Italia, ma anche qualche critica. Nelle ore successive, poi, la paura di una “vendetta” da parte delle forze di estrema destra. Che hanno portato i genitori del ragazzo a cercare di proteggerlo da un’eccessiva esposizione mediatica.

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