Altro che migranti, il problema qua sono le mafie (lo dimostra il caso di Piacenza)

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 25 Giu. 2019 alle 15:19
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Immagine di copertina
Un migrante a bordo della Sea Watch 3 e Nicolino Grande Aracri, boss della Ndrangheta

Qualcuno citofoni al ministero dell’Interno e dica al ministro Salvini (sempre che non sia in gita elettorale o enogastronomica) che mentre lui si accanisce contro 40 disperati al largo di Lampedusa la ‘ndrangheta continua a mangiarsi il Paese e a stringere rapporti con uomini della politica.

Che a Piacenza venga arrestato il presidente del Consiglio comunale (Giuseppe Caruso, esponente del partito di Giorgia Meloni, così tanto affine proprio al ministro Salvini) per i presunti rapporti con la storica cosca dei Grande Aracri è una notizia che dovrebbe rimbalzare in ogni dove al ministero, mettere in allarme gli uomini migliori e impiegarli per valutate soluzioni pronte e urgenti.

Cose ben diverse da quei pessimi decreti sicurezza che servono solo per diseredare gli ultimi e incattivire i penultimi. Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri sono nomi che chi si occupa di criminalità organizzata conosce da tempo, benché in Emilia ci sia ancora qualcuno che finge di non sapere e di non accorgersene e il compito di un ministro non è quello di twittare complimenti alla Polizia dopo l’operazione ma di pensare, studiare, proporre nuove soluzioni legislative (e di governo) per evitare che le mafie riescano ad arrivare sempre ai gangli più importanti delle amministrazioni cittadine.

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Per capirsi: oltre ai complimenti delle forze dell’ordine sarebbe da capire anche cosa ne pensa il ministro di avere reso ancora più blando il codice degli appalti nelle amministrazioni pubbliche proprio in un momento in cui le mafie sembrano assolutamente pervasive.

Ci piacerebbe sapere da Salvini, al di là del suo hashtag #lamafiamifaschifo da bambino di prima elementare, cosa ha intenzione di fare per evitare il ripetersi di queste situazioni e quali iniziative, da ministro dell’Interno, ha intenzione di intraprendere per rovesciare questo stupido pensiero (appoggiato dai leghisti in primis) che la mafia non sia una questione settentrionale.

Ma soprattutto sarebbe da chiedere a Salvini se davvero pensa di poter andare avanti per molto a farci credere che quei 40 disperati sulla Sea Watch siano un problema per la nostra democrazia più grave dei clan che condizionano le scelte politiche, economiche e imprenditoriali di intere comunità inseguendo il proprio interesse privato ai danni del pubblico con l’aiuto di funzionari pubblici e di pezzi della politica.

Perché viene da ridere a guardarlo da fuori un Paese che si accanisce con una Ong e intanto viene sottomesso alla ‘ndrangheta. O no?

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