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    Codogno, la vera storia della diagnosi al paziente 1: “Fu un’altra la dottoressa a intuire che era Covid”

    Non è stata l’anestesista di Lodi Annalisa Malara dell’ospedale di Codogno a “pensare all’impossibile” e a sospettare che il paziente 1 avesse il Covid, ma la dottoressa Laura Ricevuti, di Pavia. Ma Fontana ha deciso di premiare solo la prima. In maniera inspiegabile

    Di Selvaggia Lucarelli
    Pubblicato il 6 Giu. 2020 alle 13:10 Aggiornato il 6 Giu. 2020 alle 14:58

    Non è stata l’anestesista di Lodi Annalisa Malara dell’ospedale di Codogno a “pensare all’impossibile” e a sospettare che il paziente 1 avesse il Covid, ma la dottoressa Laura Ricevuti, di Pavia. La Malara – dottoressa di indubbio valore, protagonista della famosa intervista che la celebrò come colei che aveva avuto l’intuizione con foto in prima pagina – ebbe un ruolo diverso, quella sera. Altrettanto importante, ma diverso. Non è una storia inedita per chi lavora nell’ospedale di Codogno e neppure per alcuni cronisti locali, specie de Il Cittadino di Lodi, che in più articoli hanno cercato di ricostruire la vicenda dando il giusto merito a entrambe. Vista però l’ingiusta decisione di Attilio Fontana di consegnare il premio Rosa Camuna solo alla dottoressa più esposta sulla stampa Annalisa Malara, forse è corretto raccontare come è andata.

    Tanto più che “la versione mediatica” sui grandi giornali, in quel di Codogno, avrebbe creato qualche malumore. “Io non mi sarei mai preso i meriti di qualcun altro”, commenta un medico della prima zona rossa d’Italia. In realtà i meriti sono di entrambe le dottoresse, ma partiamo dall’inizio. Mattia, a febbraio, era arrivato in ospedale con febbre e dispnea, ma la situazione era precipitata in poche ore. Aveva l’ormai nota polmonite bilaterale interstiziale che occupava i tre quarti di entrambi i polmoni, rilevata dalla Malara attraverso una tac. La dottoressa Laura Ricevuti, fin dal primo momento, aveva chiesto a Mattia se fosse stato in Cina, ma lui aveva parlato di un viaggio a New York, lontano nel tempo, a dicembre.

    Quando la situazione è peggiorata ed era evidente che la polmonite di Mattia non rispondeva alle cure, la Ricevuti ha convocato in ospedale la moglie del paziente 1 e l’ha sottoposta ad altre domande. Ha ipotizzato che potesse essere Covid, chiarendo però che era impossibilitata a fargli il tampone perché tale prassi era prevista solo per chi fosse tornato dalla Cina. E’ a quel punto che la moglie di Mattia si ricorda della cena di lavoro con un collega che era tornato dalla Cina. La Ricevuti si confronta con la collega Annalisa Malara sulla questione. Malara che aveva già visionato la tac – impietosa- del paziente 1 e che lo stava per intubare col collega Luca Mugnaga. “Sono entrata in rianimazione, ho chiesto agli infermieri di bardarsi di più, ho incontrato la dottoressa Malara e le ho detto del viaggio”, racconta su Il Cittadino la Ricevuti.

    La Ricevuti sostiene la necessità del tampone, la Malara riferisce al suo primario Enrico Storti e fa partire l’iter diagnostico. Da questo momento, come confermato anche dall’ufficio stampa ASST di Lodi, il ruolo della Malara diventa determinante. Perché è lei a insistere per il tampone, anche se il protocollo non lo prevede. Anche se in definitiva quella cena col collega tornato dalla Cina è una pista debole, l’aveva incontrato 15 giorni prima e il collega stesso era tornato 15 giorni prima del loro incontro dalla Cina. A cena erano anche stati seduti in punti della sala piuttosto lontani.

    “Le due dottoresse hanno agito in sinergia, l’intuizione è stata della Ricevuti, ma il tampone è riuscito ad ottenerlo la Malara, che si è occupata della parte burocratica” specifica l’ufficio stampa. “Le due dottoresse riconoscono l’una all’altra i meriti in questa vicenda”. Già. Però la Ricevuti si è ammalata subito di Covid, dal 25 febbraio circa, ed è stata sostanzialmente fuori dai giochi, anche con la stampa. E’ stata ricoverata al Sacco, è rientrata a lavorare a Codogno solo la scorsa settimana. Inoltre, è una persona estremamente riservata, non si trova neppure una sua foto in rete, si sa solo che ha 44 anni, è un medico scrupoloso ed è di Pavia, dove si è laureata come la collega Malara. Ha ricevuto molte richieste di interviste, ma ha sempre preferito rimanere defilata in questa vicenda, un po’ per indole, un po’ perché provata anche psicologicamente dalla malattia.

    C’è poi un forte campanilismo tra Lodi e Codogno. Il fatto che sia uscita mediaticamente una dottoressa, la Malara, che è di Lodi, mentre la Ricevuti era in silenzio, mentre si curava, ha provocato un po’ di malumori nell’ambito ospedaliero di Codogno. Le due dottoresse comunque, si sono ritrovate a lavorare di nuovo insieme da qualche giorno e sembrano affiatate. Resta però il fatto che la Malara, nella famosa intervista al Corriere, non citò neppure la Ricevuti. “All’inizio qualche errore di comunicazione c’è stato, lo riconosco. Non sono persone abituate a interagire con la stampa”, risponde l’ufficio stampa. A cui chiedo come mai il premio Rosa Camuna della regione Lombardia, visto come è andata la vicenda, vada solo alla Malara, come annunciato da Fontana. “Non lo abbiamo capito. Noi avevamo candidato non la Malara ma i due medici che in questa pandemia sono stati fantastici, il dottor Paglia e il dottor Storti. L’altro giorno quando c’è stata la visita di Mattarella Fontana ha annunciato questa sua decisione ma ci ha colti di sorpresa”. Il presidente Mattarella invece nominerà cavalieri al merito entrambe. Per ristabilire il giusto equilibrio. “Una ha formulato un pensiero, l’altra ha forzato un protocollo, direi che sono state entrambi determinanti”, chiude l’ufficio stampa.

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