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Palermo, boss scarcerati riorganizzavano Cosa Nostra: 10 arresti. Summit su gommoni

Di Donato De Sena
Pubblicato il 23 Giu. 2020 alle 07:50 Aggiornato il 23 Giu. 2020 alle 07:55
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Immagine di copertina
Immagine da video dei carabinieri Palermo

Palermo, boss riorganizzavano Cosa Nostra

Vecchi e nuovi boss erano pronti a riorganizzare un pezzo importante di Cosa nostra. È quanto emerso da un’indagine che ha portato a un blitz a Palermo: 10 arresti nell’ambito di un’operazione denominata “Teneo” contro il mandamento Tommaso Natale-San Lorenzo. Oggi, martedì 23 giugno, i carabinieri del Comando provinciale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal gip, su richiesta della procura.

I 10 indagati, 9 in carcere e uno ai domiciliari, sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate, furto aggravato, violazione delle prescrizioni imposte dalle misure preventive. Tra gli arrestati ci sono il boss Giulio Caporrimo, scarcerato nel febbraio 2017, reggente del mandamento tradizionale regno dei Lo Piccolo, e Nunzio Serio. Puntavano a controllare i cantieri edili della parte ovest di Palermo: imponevano il pizzo o si accaparravano i lavori, estromettendo le ditte già presenti.

I mafiosi riponevano grandi aspettative per un rinnovato potenziamento di Cosa nostra nella scarcerazione nel febbraio 2017 di Caporrimo, un ‘eccellente’ della mafia del mandamento, un boss di cui esaltavano la capacità di comando, il carisma e l’influenza nella dinamiche mafiose: “Cento carati…”, “L’hai sentita la buona notizia? È uscito Giulio, è uscito….”.

L’indagine, seguita da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, rappresenta, spiegano gli inquirenti, un’ulteriore fase della manovra investigativa condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Palermo Tommaso Natale che ha consentito di confermare la tenace operatività di questa porzione importante di Cosa nostra. Proprio grazie ai boss scarcerati.

L’operazione “Teneo”, una prosecuzione dell’indagine “Talea”, ha avuto un deciso impulso con il monitoraggio di Vincenzo Taormina, imprenditore del settore movimento terra particolarmente vicino a Francesco Paolo Liga, documentando una serie di dinamiche associative che ruotavano intorno alla figura di quest’ultimo. La reggenza mafiosa di Liga era però caratterizzata da una scarsa efficacia ed era vissuta negativamente da molti affiliati, i quali riponevano grandi aspettative per un rinnovato potenziamento di Cosa nostra nella scarcerazione , quindi, di Caporrimo, (e poi di Serio e di altri affiliati arrestati nell’operazione “Oscar”).

La leadership di Caporrimo e di Serio

In effetti, gli equilibri mafiosi si sono spostati immediatamente in favore dello stesso Caporrimo e di Serio, con un ridimensionamento di Liga, senza che venisse comunque esautorato. La libertà d’azione di Caporrimo da febbraio 2017 è durata 7 mesi, poiché nel settembre 2017, era stato raggiunto da un nuovo provvedimento restrittivo; da quel momento in poi, le redini del mandamento mafioso sono state prese da Serio, sino al suo arresto avvenuto nel maggio 2018. Proprio in quel mese, il 29 maggio, si è riunita per la prima volta dopo l’arresto di Riina, la ricostituita commissione provinciale di cosa nostra palermitana, a cui ha preso parte Calogero Lo Piccolo, nuovo rappresentante del mandamento di Tommaso Natale, poi tratto in arresto nel gennaio 2019 con il seguito dell’operazione “Cipola 2.0”, nel corso della quale sono stati tratti in arresto ben 6 capi mandamento, tutti promotori e protagonisti del nuovo progetto di ristrutturazione dell’organizzazione criminale, compreso Settimo Mineo che avrebbe dovuto assumere la carica di vertice provinciale.

I summit in gommone

Dall’operazione “Teneo” emergono anche summit sui gommoni tra i boss Caporrimo e Serio per ristabilire potere e affari nel mandamento Tommaso Natale-San Lorenzo. Si tratta di incontri avvenuti anche al largo delle coste palermitane, sui rispettivi natanti. Le microspie hanno registrato uno spaccato anche singolare della vicenda, nel momento in cui il primo ha lamentato uno scadimento sempre maggiore dei costumi del luogo per la presenza delle moto d’acqua che scorrazzavano nei pressi dei bagnanti di Sferracavallo. Il capomafia raccontava di essere intervenuto personalmente nei confronti di alcuni utilizzatori delle moto d’acqua, originari dei quartieri di Brancaccio e di Pagliarelli, i quali, riconoscendolo, avevano tenuto un comportamento remissivo, tanto da essersi di seguito spostati sulla zona di Mondello, dall’altro lato della riserva di Capo Gallo, perché a Sferracavallo “c’era lo zio in porto”.

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