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Duplice omicidio di Lecce, l’autopsia: “Ferocia inaudita contro la donna”

Di Antonio Scali
Pubblicato il 24 Set. 2020 alle 09:26 Aggiornato il 24 Set. 2020 alle 11:21
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Immagine di copertina

“Andrea, no!”. Queste le parole pronunciate lo scorso lunedì sera sul pianerottolo di casa da Eleonora Manta mentre il suo assassino la uccideva a coltellate, prima di fare altrettanto, sulla rampa delle scale, con il suo fidanzato Daniele De Santis. Ma chi è questo Andrea? Sicuramente si tratta del nome del testimone, che abita nell’appartamento accanto a quello dei due giovani uccisi, e che ha visto con i suoi occhi la ragazza agonizzante e il killer in fuga, fornendo elementi utili per le indagini.

Andrea, però, potrebbe essere anche il nome dell’omicida, che in quel momento si stava accanendo sul corpo di Eleonora. Secondo le forze dell’ordine infatti non ci sono dubbi sul fatto che i due conoscessero il loro assassino, visto che lo hanno fatto entrare in casa senza opporre alcun tipo di resistenza. Ma restano ancora da chiarire le motivazioni di un gesto così efferato e soprattutto identificarne l’autore. Due Andrea, dunque. Una coincidenza particolare, ma non da escludere.

Una pista al vaglio degli inquirenti, che stanno tenendo insieme gli elementi (pochi) a loro disposizione per fare luce sul caso. Nel pomeriggio di ieri, 23 settembre, si è diffusa la notizia che le forze dell’ordine avrebbero fermato un uomo, un edicolante di 37 anni, di nome Andrea per l’appunto, e che sarebbe stato interrogato in Procura. Sul presunto fermo è poi intervenuta la stessa Procura che ha comunicato: “Non c’è nessun fermo e né in Procura né in caserma c’è attività di interrogatorio”.

Non si sa neppure se il killer abbia agito da solo o avesse un complice. Quel che è certo è che le due vittime si sono fidate di lui, aprendogli la porta di casa, senza immaginare quali fossero le sue reali intenzioni. Intanto l’autopsia sui corpi di Eleonora e Daniele, arbitro di Lega Pro, “ha confermato la ferocia con cui l’omicida si è scagliato contro la donna”. Secondo gli inquirenti, l’assassino si sarebbe scagliato violentemente anche contro Daniele De Santis, più volte raggiunto dai fendenti dopo aver tentato inutilmente di difendere la fidanzata e mentre tentava di fuggire dalle scale dove l’omicida l’ha però raggiunto e ucciso.

Una barbarie inaudita. I due fidanzati sono stati uccisi con un coltellaccio da macellaio, qualcosa di simile a un machete o addirittura a una katana. Un oggetto piuttosto vistoso, che probabilmente l’omicida aveva nascosto nello zaino giallo che aveva in spalla, come segnalato dal testimone. Dello zaino, dell’arma, dei guanti in pelle nera, del cappuccio e degli indumenti, anch’essi neri, indossati da “Andrea” non si sa nulla: sono stati ritrovati o il killer li ha distrutti?

Leggi anche: 1. Duplice omicidio a Lecce: uccisi l’arbitro De Santis e la sua compagna / 2. Omicidio a Lecce: mezz’ora di lite con il killer, poi lei ha urlato il nome di un uomo

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