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Migranti, bloccate in mare 500 persone. Ocean Viking: “Nessuno tornerà in Libia”

Ferma al largo di Lampedusa anche la nave della Ong spagnola Open Arms, che lancia l'allarme: "La situazione si fa sempre più difficile"

Di Marta Facchini
Pubblicato il 13 Ago. 2019 alle 16:51 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:22
Immagine di copertina
Credit: AFP

Le navi Ocean Viking e Open Arms ancora bloccate nel Mediterraneo

“Non riporteremo le persone in Libia in nessuna circostanza: per il diritto internazionale né Tripoli né alcun altro porto in Libia sono sicuri e riportare le persone lì sarebbe una grave violazione”. Sono queste le parole con cui Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere replicano al Viminale, dopo che il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha reso noto che Tripoli aveva messo a disposizione per la nave Ocean Viking il porto della capitale per lo sbarco delle 356 persone soccorse nei giorni scorsi.

Secondo fonti ministeriali, la richiesta di un porto sicuro alla Libia era stata fatta dalla stessa nave dopo il primo soccorso, avvenuto lo scorso 9 agosto.

Msf ha scritto in una nota: “La richiesta di un porto sicuro è stata fatta al Centro di Coordinamento di Soccorso libico già venerdì 9 agosto dopo il salvataggio del primo barcone, perché quella libica è l’autorità marittima di riferimento nell’area di ricerca e soccorso e avrebbe la responsabilità di indicare un porto sicuro. Ma per il diritto internazionale né Tripoli, né nessun altro porto in Libia, sono sicuri e riportare le persone in Libia sarebbe una grave violazione”.

In mare anche la Open Arms. La denuncia: “la situazione si fa sempre più difficile”

È bloccata in mare al largo di Lampedusa anche la Open Arms. Sull’imbarcazione si trovano 151 migranti, soccorsi la scorsa settimana dopo essere stati recuperati in acque maltesi e raggiunti grazie a una segnalazione di Alarm Phone.

La nave della Ong spagnola ha lanciato nuovamente l’allarme sulla situazione in mare, dove da domani sono previste onde alte oltre due metri. “Dodici giorni in mare. Una perturbazione in arrivo. La situazione si fa sempre più difficile. ‘Perché non ci fanno scendere?’ Non sappiamo più cosa rispondere. E l’Europa tace. Un silenzio che grida la vergogna del nostro tempo”, scrive l’Ong.

>L’ultimo favore a Salvini: non si parla più della Open Arms

Tra i 151 migranti, trentuno sono minorenni: per loro il  Tribunale dei minori di Palermo ha chiesto “chiarimenti” ai ministri Matteo Salvini, Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, che hanno firmato il divieto d’ingresso nelle acque italiane per l’imbarcazione, affermando che tenere i minori in quelle condizioni “equivale, di fatto, a un respingimento”.

Il capitano della Open Arms, Marc Reig, aveva chiesto all’ambasciata spagnola a Malta di concedere l’asilo, sottolineando la necessità di procedere con urgenza “considerata la situazione di incertezza in cui si trova la Open Arms che rimane nelle acque internazionali per un tempo indeterminato”.

La Spagna ha respinto la richiesta affermando che la domanda non è valida perché, secondo la legge spagnola, le richieste di asilo devono essere presentate di persona oppure da un rappresentante legalmente accreditato.

Il commento dell’Unhcr

“I governi europei consentano lo sbarco immediato di 507 persone attualmente bloccate in mare dopo esser state soccorse nel Mediterraneo centrale”, ha scritto in una nota l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

“Si tratta di una corsa contro il tempo. Sono attesi temporali e le condizioni non faranno che peggiorare. Lasciare in alto mare in questa situazione persone che sono fuggite dal conflitto e dalle violenze in Libia significherebbe infliggere sofferenza ulteriore. Deve essere consentito loro lo sbarco immediato, e devono poter ricevere l’assistenza umanitaria di cui hanno urgente bisogno”, ha affermato Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale.

L’Unhcr ricorda che dopo il bombardamento del centro di Tajoura in cui sono morti 50 migranti, molti leader europei si sono detti scossi per quanto avvenuto. Un sentimento che “deve ora tradursi in atti significativi di solidarietà verso le persone in fuga dalla Libia”. L’Agenzia dell’Onu chiede, inoltre, che venga “rafforzata la capacità di ricerca e soccorso nel mediterraneo centrale” ribadendo che il “ruolo delle navi delle Ong dovrebbe essere riconosciuto e sostenuto”.