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Modena, 15enne molestata. Il prete: “Come mai lei era online a tarda sera?”

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Chi l’ha visto, molestie sessuali a Finale Emilia: la frase indelicata di Don Daniele, interviene in difesa la Curia

Il programma “Chi l’ha visto” ha fatto luce sullo scandalo relativo a molestie sessuali a Finale Emilia, in provincia di Modena: un uomo di 37 anni, parte del coro della chiesa, ha adescato tramite social una ragazza di 15 anni, facendo apprezzamenti sessuali e inviandole messaggi indecenti, con tanto di fotografie compromettenti allegate. La ragazza, spaventata, lo ha raccontato alla madre a e la donna, capita l’identità del molestatore, ha deciso di contattarlo. L’uomo di 37 anni è scomparso nel nulla, lasciando il catechismo e il centro estivo, per poi fare ritorno nel coro quattro mesi dopo. Nel frattempo, la madre della ragazza ha informato il parroco della chiesa, soprattutto dopo aver scoperto che anche altre come sua figlia sono state contattate e molestate dal 37enne, tutte giovanissime, agganciate tra la chiesa e la palestra della cittadina, dove l’uomo lavora. Il parroco, secondo la madre della ragazza, avrebbe fatto tante promesse, ma anche insinuazioni sul perché la figlia fosse sui social a tarda notte.


Durante la puntata di “Chi l’ha visto”, don Daniele – il parroco di Finale Emilia – è stato intervistato e ha ribadito il concetto. Al minuto sei, il parroco ha dichiarato: “La domanda è come mai una ragazzina di 15 anni – non so a che ora – fosse ancora online”, andando completamente fuori tema. “Mia figlia non era sui social per farsi adescare”, ha replicato la madre. Qui trovate il link del video completo.

Quattro mesi dopo, però, l’adescatore è tornato nel coro della chiesa. Il parroco, durante l’intervista con Chi l’ha visto, ha spiegato di non essere al corrente di ogni dettaglio dell’accaduto. Come specifica poi la Curia, che ha preso le difese di Don Daniele: “In quel momento il parroco, venuto a conoscenza di un episodio, solo parzialmente e senza i pesanti dettagli contenuti nelle chat, e trovato conferma dalla famiglia di una vittima, ha informato tempestivamente i Superiori e subito ha provveduto a rimuovere l’autore di questi atti da ogni servizio educativo verso i minori”.

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