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Home » Cronaca

I migranti rispediti in Italia dagli altri paesi europei sono più di quelli che sbarcano

Immagine di copertina
Credit: Federico Scoppa/ Afp

Migranti rispediti Italia Ue | Il numero dei migranti rispediti in Italia dagli altri paesi europei, è maggiore a quello di coloro che sbarcano nel nostro paese. Germania, Austria e Francia rimandano indietro i migranti che sono sbarcati in Italia e che poi hanno attraversato le frontiere

Secondo il regolamento di Dublino infatti, i migranti devono fare richiesta di asilo nel paese di primo approdo. In questo caso l’Italia. Il trasferimento dei cosiddetti “dublinanti” è possibile grande alle impronte digitali, che vengono prese al momento dello sbarco e dell’identificazione da parte della polizia.

Le impronte digitali sono registrate nella banca dati Eurodac, e attraverso quella è possibile risalire al paese di primo approdo.

Nello specifico, nei primi 5 mesi del 2019 in Italia sono sbarcati 857 migranti, mentre sono stati rispediti in Italia 710 persone dalla Germania, e molte altre da Austria e Francia.

A riferire questi dati è il Sole 24 Ore che ha chiesto i numeri al Ministero dell’Interno tedesco.

Nell’arco del 2018, sono stati 2.848 i migranti trasferiti dalla Germania all’Italia.

Secondo il quotidiano Suddeutsche Zeitung nei primi 11 mesi del 2018, la Germania ha inviato 51.558 richieste di trasferimento ad altri paesi dell’Ue. In 35.375 casi la richiesta è stata accolta. L’Italia è il paese che ha ripreso indietro il maggior numero di migranti, essendo il paese di primo sbarco più interessato dal fenomeno migratorio.

Migranti rispediti Italia Ue | Che cos’è il regolamento di Dublino

Il regolamento di Dublino II è un provvedimento emanato nel 2003 che regola le richieste d’asilo nei paesi dell’Ue e in alcuni paesi esterni all’Ue.

Il provvedimento obbliga i richiedenti asilo a presentare la richiesta di asilo sul territorio del primo stato europeo in cui approdano senza poterla reiterare in altri stati dell’Ue.

Il regolamento prevede anche un sistema di controllo tramite un archivio condiviso tra i vari stati, noto con il nome di Eurodac, in cui ogni richiedente è obbligato a registrare le proprie impronte digitali in maniera tale da evitare di poter presentare domande multiple.

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