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Massimo Carminati positivo al Coronavirus: la difesa chiede il rinvio dell’udienza di appello bis del processo Mondo di mezzo

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 2 Nov. 2020 alle 15:59
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Massimo Carminati positivo al Coronavirus: difesa chiede rinvio udienza

Massimo Carminati, l’ex Nar coinvolto a Roma nell’inchiesta definita Mondo di Mezzo, è risultato positivo al tampone per il Coronavirus. Stamattina i suoi avvocati hanno presentato un’istanza per chiedere ai giudici della Corte d’Appello di Roma il rinvio dell’udienza del processo di secondo grado bis, quello che dovrà rideterminare le pene per 20 persone imputate nell’inchiesta chiamata anche “Mafia capitale”, dopo che la Corte di Cassazione a ottobre 2019 ha derubricato l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso ad associazione per delinquere semplice. Carminati è asintomatico e si trova al momento in isolamento domiciliare. L’ex Nar è stato scarcerato il 16 giugno scorso, per decorrenza dei termini della custodia cautelare, su disposizione del Tribunale della Libertà. Così, dal carcere di Oristano, Carminati ha fatto ritorno a Roma.

Il processo di Mafia Capitale

La possibile esistenza di un’organizzazione criminale nota con il nome Mafia Capitale è emersa con l’operazione “Mondo di mezzo” ed è divenuta nota il 3 dicembre 2014, quando furono arrestati Buzzi, Carminati e decine di altre persone tra cui l’ex capo di gabinetto del comune di Roma Luca Odevaine, l’ex amministratore di Ama Franco Panzironi e l’ex amministratore delegato di Eur spa Riccardo Mancini (morto nel giugno 2018 dopo che la sua posizione era stata archiviata).

Una seconda ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta è arrivata nel giugno 2015, quando altre 44 persone finirono in manette, tra cui diversi esponenti politici locali. Secondo gli inquirenti, tra queste persone sarebbe esistito un sodalizio criminale attivo in vari settori, che avrebbe loro permesso di ottenere soldi pubblici per l’assistenza ai migranti ed ottenendo appalti e finanziamenti grazie alle persone a loro vicine nelle istituzioni, talvolta senza sapere di essere usate dai membri dell’organizzazione.

Nella sentenza di primo grado, arrivata a luglio 2017 ed emessa dalla decima sezione del Tribunale penale di Roma, l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso è stata derubricata ad associazione per delinquere semplice, mentre sono state confermate le accuse di corruzione e turbativa d’asta. Nella sentenza di secondo grado, invece, la Corte d’Appello ha stabilito che si è trattato di mafia, riconoscendo il 416 bis e ribaltando così la sentenza di primo grado. Buzzi, in quell’occasione (era settembre 2018), è stato condannato a 18 anni e 4 mesi, mentre Carminati a 14 anni e 6 mesi. Le loro condanne sono state ridotte rispettivamente di 5 anni e 5 mesi in meno per Carminati e 6 mesi in meno per Buzzi.

La Corte di Cassazione, a ottobre 2019, si è espressa poi in merito alla sentenza d’appello. L’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso è stata nuovamente derubricata ad associazione semplice, mentre per ricalcolare le pene di Buzzi, Carminati e degli altri indagati sarà necessario un nuovo processo d’appello.

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