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Il marketing becero della pasticceria di Crema che usa il corpo femminile per promuovere prodotti tipici

Immagine di copertina
Foto dai social della pasticceria "Treccia d'oro"

Il marketing becero della pasticceria di Crema che usa il corpo femminile per promuovere prodotti tipici

Ieri mi hanno regalato un dolce tipico di Crema, un dolce che si chiama Treccia d’oro con uva sultanina e canditi. Un dolce buonissimo, dall’aria invitante, di quelli col bollino della regione “PRODOTTI TIPICI DELLA LOMBARDIA”. Siccome era un regalo (non della pasticceria), mi sembrava cosa buona far sapere ai gestori della “Treccia d’oro” che avevo assaggiato il dolce e che era molto buono. Cosa che confermo, al netto delle considerazioni che sto per fare. Perché qui il problema non è il prodotto, ma la promozione del prodotto sulla pagina Facebook della pasticceria.

Una pagina che mi ha lasciata di stucco, perché mi è sembrato di tornare agli anni Ottanta dei culi sui manifesti e dei gelati leccati con voluttà da bocche col rossetto rosso. Forse peggio, perché almeno quelli avevano grafiche professionali mentre qui c’è il cattivo gusto, la mercificazione del corpo femminile uniti a un corso base di photoshop, lasciato alla prima lezione. Le foto e i fotomontaggi sono terribili: il dolce montato con photoshop su ragazze seminude, tra le gambe, tra le tette, cannoncini e bocche aperte, una ragazza di colore in costume abbracciata al titolare Gianpietro Maccalli e “Il cioccolato fondente fa bene”, una tizia in bikini e “Dopo la brioche tutti in spiaggia” e così via.

Una scelta di marketing inspiegabile tanto più che si tratta di una pasticceria classica, che vende un prodotto tipico e amatissimo e che, si presume, non trae alcun tipo di beneficio neppure commerciale da un marketing così becero. Si spera che il titolare ci ripensi e capisca che mentre certe ricette come quella della Treccia d’oro è bene che non cambino nel tempo, l’utilizzo del corpo femminile per promuovere qualsiasi cosa è una ricetta scaduta da un bel po’.

   

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