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Mail dei medici di base perse a Torino, la denuncia del segretario Venesia: “Fatto grave, non si può minimizzare”

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Negli ultimi giorni di febbraio e durante alcune settimane di marzo, decine di mail inviate dai medici di base di Torino ai Sisp sono andate perse. Mai ricevute. In quelle mail si segnalavano potenziali casi Covid-19. Cosa è successo e come si recuperano le tracce di quei pazienti?

Noi di TPI abbiamo chiesto riscontro a Roberto Venesia, segretario regionale medici di base Piemonte.

Decine di mail inviate che non sono mai state evase. Quando ci si è accorti dell’errore e come stima i numeri?
Che avessimo avuto l’impressione che il Sisp – acronimo di Servizio di igiene e sanità pubblica dell’Asl di Torino che riceve le segnalazioni dei medici di base – non funzionasse è accaduto da subito. Però per la prima settimana dall’esplosione dell’epidemia lo abbiamo considerato comprensibile. Quello che non è comprensibile è che ancora oggi abbiamo queste difficoltà.

Le mail tornavano indietro? Qual era il problema?
Né noi, né i cittadini ricevevano risposte. La difficoltà era mettersi in contatto con i Sisp. Lo abbiamo dichiarato da subito. Abbiamo sempre seguito per far fronte all’emergenza Convid-19 i dcm del consiglio dei ministri e le linee guida delle comunità scientifiche, secondo le quali i pazienti con febbre e sintomi respiratori devono contattare il loro medico di medicina generale, sottoponendosi al triage telefonico e al seguito del quale, il medico di medicina generale, sotto la propria responsabilità, consiglia un trattamento medico-comportamentale ai casi non sospetti. Invece, contatta il Sisp per i pazienti sospetti. Qui sorge il problema.

Ce lo spiega? 
La rete territoriale del Sisp è stata colta decisamente impreparata. All’inizio, totalmente. Sia per numero di addetti, sia per capacità ricettiva, sia per capacità di risposta. Il Sisp ha dimostrato di essere impreparato nel rispondere alle richieste meritevoli di essere prese in carico. All’inizio c’erano proprio difficoltà oggettive: anche chiamando non rispondeva nessuno, o le linee erano occupate. A una certa ora, il servizio veniva proprio staccato. Abbiamo segnalato subito la cosa, ho segnalazioni fatte all’unità di crisi regionale che risalgono al 24 febbraio. Man mano qualcosa è cambiato.

Avevo proposto di impiegare medici in formazione di medicina generale che potevano – ed effettivamente poi è stato fatto – essere impiegati nel servizio territoriale e quindi sopperire alle mancanza di personale per i Sisp. Ma il tutto è stato fatto con lentezza.

Da cosa derivano queste lentezze?
Bisogna considerare il contesto. Qui si è pensato che l’epidemia si risolvesse solo con un’ottica ospedalocentrica, ossia puntando tutto sugli ospedali. Giustamente sono stati raddoppiati i posti letto e le terapie intensive, ma adesso c’è da dare uno sguardo al territorio e fare altrettanto. Non ci sono due epidemie. Soprattutto nei primi tempi questa consapevolezza non c’era.

Il dottor Testi sostiene che il problema è durato una settimana ma ora è stato risolto.
Allora, diciamo che si è risolto intorno al 10 aprile, ma non è detto che sia risolto. Loro hanno fatto quello che hanno potuto, ma ancora fino alla scorsa settimana i casi venivano registrati con una notevole quantità di disservizi. Ma è dal Sisp che dipende il provvedimento della quarantena, il domicilio coatto, la cui violazione comporta anche conseguenze penali per il soggetto. I Sisp sono dei pubblici uffici, ma alcuni casi non sono mai pervenuti loro. Le situazioni emergenziali fanno venire i nodi al pettine.

Il numero dei contagi è drammatico, c’era la possibilità di non arrivare a questo punto?
Mi pare che il dottor Testi nelle sue dichiarazioni abbia cercato di minimizzare, riducendo la cosa a un disguido postale. Qui non parliamo di disguidi postali, ma di atti che dovevano essere posti in essere e che hanno anche conseguenze sulla salute. Il paziente che abbiamo messo in quarantena perché ha il tampone positivo, per essere dichiarato guarito deve ottenere altri due tamponi che risultino negativi. Abbiamo ancora persone che hanno fatto la quarantena, ma che non hanno ricevuto il secondo e il terzo tampone, perché magari i Sisp non sono ancora attrezzati. Cosa fanno quei pazienti? Una seconda quarantena?

Quando abbiamo capito che il Sisp non li contattava, abbiamo iniziato noi a seguire i pazienti più volte al giorno tutti i giorni. Adesso dovremmo cercare di validare il livello clinico. Lo stiamo facendo con lo studio sulla popolazione con i medici sentinella. I primi dati di un campione significativo che ricomprende la popolazione adulta piemontese – quindi superiore ai 18 anni – ci dicono che abbiamo un numero 4 volte superiore di casi fortemente sospetti di essere Covid-19, rispetto alle stime ufficiali. Ho chiesto alla Regione di fare una sperimentazione con 500 tamponi. Vorremmo applicare dei protocolli terapeutici e servirebbe una linea guida.

Le sottopongo la vicenda di Angelo Franzò. I ritardi nel predisporre il tampone e il mancato isolamento dei parenti del defunto, come li commenta?
Vorrei dire che non è un caso isolato, anzi, oserei dire che è stata la prassi per molte settimane. Adesso la Regione ha accettato quello che ho proposto il 14 marzo in videoconferenza con l’unità di crisi: l’attivazione di una piattaforma (il Csi). Soltanto il 5 aprile siamo riusciti a fare un primo accesso. Dal 10 aprile abbiamo la possibilità di fare le segnalazioni sulla piattaforma e dovrebbe essere una garanzia che non andrà più perso niente. Ieri ho lanciato una “survey” ai medici per capire se è affidabile la piattaforma: ho chiesto loro di andare a vedere le loro situazioni – si tratta di 7-12 pazienti a testa, e controllare la gestione di questi ultimi. Dal “carotaggio” che avevo fatto io c’erano già un paio di errori, bisogna lavorare in spirito di collaborazione.

Non si riesce a fare una stima di quante mail e segnalazioni sono andate perse?
Non so fare una stima ma posso dire che tutti i medici di base hanno avuto più disguidi con il Sisp. Le difficoltà con il Sisp sono acclarate e da quando abbiamo iniziato sono la costante, non l’eccezione. Adesso con questa piattaforma dovremmo fare un salto di qualità. Dal 26 marzo ho detto ai medici di base di monitorare tutti quelli che hanno sintomi assimilabili al Covid-19 e che è ormai palese non si tratti di influenza stagionale. Ogni caso va segnalato, isolato e monitorato, perché infetta gli altri. Questa è una patologia di comunità e così va trattata.

Essendoci un comitato tecnico-scientifico perché la cosa è stata affidata alle singole Asl e non è stata gestita a livello centrale?
Il 14 marzo, il direttore centrale Aim mi ha detto, “Dottor Venesia non insista, non ho tempo per fare queste cose”. Non voglio fare polemiche dobbiamo recuperare una situazione che non è per niente sotto controllo. Adesso continuo a offrire la massima collaborazione. È l’ultimo avviso ai naviganti.

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