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“Non smettevano più, pensavo di morire”. Il racconto del giornalista picchiato dalla polizia a Genova

Stefano Origone, cronista di Repubblica, è stato preso a manganellate da un gruppo di agenti al comizio di Casapound

Di Anna Ditta
Pubblicato il 25 Mag. 2019 alle 12:09 Aggiornato il 25 Mag. 2019 alle 12:11
Immagine di copertina
Scontri tra polizia e antagonisti al comizio di Casapound. Credit: ANSA/LUCA ZENNARO

Giornalista picchiato Genova | “Mi trovavo in piazza Corvetto, all’angolo con via Serra, l’unica via di uscita di una piazza completamente blindata dai mezzi della polizia e dagli agenti in tenuta antissommossa”. Inizia così il racconto di Stefano Origone, il giornalista di Repubblica, picchiato dalla polizia a Genova.

Il cronista, che stava seguendo per il giornale il comizio di Casapound e gli scontri con gli antagonisti, ha riportato un trauma cranico, costole e dita fratturate.

Origone ha raccontato ai giornali del Gruppo Gedi, di cui fa parte anche Repubblica, come sono andati i fatti.

Giornalista Repubblica picchiato Genova

“Era una buona posizione, per osservare i contatti tra a polizia e i manifestanti, c’erano già state cariche, ma mi sentivo tranquillo, proprio perché alle spalle avevo la via di fuga. E poco prima la polizia era anche arretrata”.

“Poi non so cosa sia scattato, non ricordo l’innesco della follia. Mi hanno detto poi che i poliziotti hanno visto un ragazzo vestito di nero e hanno lanciato la carica. So che mi sono arrivati addosso, intorno a me non c’era quasi nessuno, ero in un punto defilato. Li ho visti arrivare, avevo il cellulare in mano perché stavo facendo qualche foto, mi sono ulteriormente spostato. Ma mi sono arrivati addosso. Ho cominciato a scappare, ma non ne ho avuto il tempo”.

Origone ha cominciato a urlare: “Sono un giornalista! Sono un giornalista!”, ma gli agenti hanno continuato, fino a quando non è intervenuto un poliziotto che il cronista conosceva da tempo, Giampaolo Bove, che ha detto ai colleghi di fermarsi.

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“A un certo punto è arrivato un poliziotto, Giampiero Bove, che conosco da molto tempo: si è buttato sul mio corpo, con il casco: “Fermatevi, fermatevi, cosa state facendo, è un giornalista, fermatevi”, ha gridato. Mi ha salvato. Gli sarò per sempre grato. E, come automi, gli agenti hanno smesso e se ne sono andati. Come se il loro furore fosse stato spento, con un clic”.

A seguito di quanto accaduto il questore di Genova Vincenzo Ciarambino si è scusato con Origone. L’Ong Amnesty International ha rilanciato il suo appello per inserire i codici identificativi sui caschi della polizia, strumento che permetterebbe di individuare agevolmente i responsabili delle violenze.

“Il pestaggio del giornalista Stefano Origone de la Repubblica e gli episodi registrati a Genova e recentemente in altre città dimostrano quanto, ora più che mai, sia necessario introdurre #codiciidentificativi per le forze di polizia impegnate in operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico”, si legge nel post Facebook di Amnesty International – Italia.

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Qui sotto il video delle cariche della polizia a Genova: