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I genitori di Renzi condannati per fatture false a un anno e nove mesi di reclusione

Confermata la richiesta dell'accusa

Di Marco Nepi
Pubblicato il 7 Ott. 2019 alle 16:43 Aggiornato il 7 Ott. 2019 alle 17:45
Immagine di copertina
Tiziano Renzi e Laura Bovoli

I genitori di Renzi condannati per fatture false

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex premier Matteo Renzi, oggi leader di Italia Viva sono stati condannati a un anno e nove mesi di reclusione al processo per due fatture false che li vedeva imputati. Lo ha deciso il giudice di Firenze Fabio Gugliotta. Insieme ai coniugi Renzi, imputato al processo anche l’imprenditore Luigi Dagostino, condannato a due anni di reclusione.

La sentenza condanna gli imputati con la continuazione e a pena sospesa. Il giudice Gugliotta inoltre ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e all’interdizione da incarichi direttivi nelle società per 6 mesi, all’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno e a far parte di commissione tributarie in perpetuo.

Luigi Dagostino deve risarcire la parte civile – Tramor spa – di 190.000 euro e al pagamento delle spese processuali della stessa Tramor per 3.500 euro. Le motivazioni della sentenza saranno disponibili tra 90 giorni.

Accolta dunque la richiesta della pm Christine von Borries che nella sua requisitoria odierna aveva chiesto per i genitori di Renzi una condanna a un anno e nove mesi, e a due anni e tre mesi per Dagostino.

“Sono consapevole che si tratta solo di un primo momento, non perdo assolutamente fiducia nella giustizia e aspetto con i miei difensori il processo di appello”. Lo ha detto Tiziano Renzi, commentando a caldo la sentenza.

Le tesi dei legali difensori

I difensori degli imputati, invece, hanno ribadito la genuinità del rapporto tra gli imputati nella gestione delle loro società e, per questo, hanno chiesto l’assoluzione piena ‘perché il fatto non sussiste’.

“Il lavoro è stato svolto, è stato regolarmente fatturato e pagato. L’Erario non ha subito alcun pregiudizio. Tutto ciò segna in maniera inequivocabile l’innocenza degli imputati”, ha detto in un passaggio dell’arringa il difensore di Laura Bovoli, avvocato Lorenzo Pellegrini evidenziando i punti deboli dell’accusa.

Il processo riguarda delle consulenze per l’outlet di Dagostino a Reggello (Firenze) realmente fatte e regolarmente pagate per fatture da 20.000 e 140.000 euro.

L’avvocato di Tiziano Renzi Federico Bagattini ha sottolineato la non fondatezza delle accuse chiedendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

Stessa richiesta da parte di Alessandro Traversi, difensore di Luigi Dagostino: “La prestazione per Tramor c’è stata e il prezzo è stato interamente pagato senza nessuna restituzione di esso, neanche parziale, anche le imposte sono state pagate sulle fatture” citando intercettazioni “dirimenti” in cui Dagostino con vari interlocutori dice in vari modi di non voler chiedere lo “sconto col padre del presidente del consiglio dei ministri”.

Su altra accusa a Dagostino Traversi ha aggiunto che “non ci può essere ‘truffa mediante induzione in errore’ perché il gruppo Kering, che aveva acquistato la Tramor spa” in precedenza amministrata da Dagostino “svolge controlli precisi sui pagamenti da fare”, “non è sufficiente che Dagostino possa aver chiesto al manager Carmine Rotondaro, pur alto dirigente di Kering Holland, di pagare”.

La sentenza

La sentenza è arrivata dopo dopo la discussione del pm Christine von Borries, l’intervento delle parti civili e dei difensori, e la camera di consiglio, tenuta dal giudice Fabio Gugliotta. Il pm ha pronunciato la requisitoria contro gli imputati Tiziano Renzi e Laura Bovoli e l’imprenditore pugliese Luigi Dagostino, considerato il ‘re degli outlet’.

Quest’ultimo è presente in aula, assenti invece i genitori dell’ex premier Matteo Renzi, oggi leader di Italia Viva, movimento nato dopo la scissione dal Pd.

Il pm aveva chiesto per i due coniugi un anno e 9 mesi di reclusione.

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Genitori Renzi condannati, la vicenda

Il processo riguardava il pagamento di fatture emesse da società dei genitori di Renzi nel 2015 per consulenze a società riferibili a Dagostino. Una fattura da 20mila euro era stata emessa dalla società Party, un’altra da 140 mila euro più Iva invece dalla Eventi 6.

Le consulenze riguardavano studi per un’attività di ristorazione e per potenziare il flusso di turisti, in particolare orientali, verso l’outlet The Mall nel Valdarno. Ma per l’accusa si trattò di pagamenti per operazioni inesistenti e le fatture, pertanto, erano false.

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I coniugi Renzi sono imputati della loro emissione, mentre Dagostino dell’utilizzo. L’imprenditore, interrogato nel processo, ha detto di averle pagate per “sudditanza psicologica” essendo Tiziano Renzi e Laura Bovoli genitori dell’ex premier.