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Come funzionerà il sistema di allarme per far scattare le nuove zone rosse nella Fase 2

Le Regioni dovranno comunicare all'Istituto Superiore di Sanità ogni settimana la crescita dei contagi, il numero dei tamponi e i posti letto liberi o occupati

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 28 Apr. 2020 alle 10:30
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Immagine di copertina
Militari bloccano una zona rossa Credits: ANSA

Fase 2 zone rosse, come funzionerà l’allarme per istituirle

Le zone rosse hanno fermato, quando sono state istituite come a Codogno, molti contagi nella Fase 1. Saranno fondamentali anche nella Fase 2 che ci apprestiamo a vivere dal 4 maggio: lo dice l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Ma come funzioneranno esattamente? A dare l’allarme sarà il cosiddetto trigger, che vuol dire grilletto o innesco, che serve a capire se all’interno di una regione si rischia un nuovo focolaio oppure se la curva epidemiologica sta pericolosamente crescendo. Il ministero alla Salute e l’Istituto superiore di sanità stanno preparando la circolare che servirà nel corso della fase 2, o in quelle successive, a bloccare certe aree del Paese dove l’epidemia non è sotto controllo. Anche il premier Conte ha annunciato l’atto, che ieri il presidente dell’Istituto Silvio Brusaferro ha illustrato dicendo che si tratta di uno strumento per capire “se siamo nel giusto sentiero per evitare la ricrescita dei contagi”.

In pratica, le regioni saranno obbligate a comunicare all’ISS, probabilmente ogni settimana o ogni due, quale è la situazione nei territorio delle varie Asl in base a una serie piuttosto lunga di indicatori. Per ogni area infatti si dovrà dire come sta andando la curva epidemica (si potrebbe usare anche l’indice R con 0 ma per zone piccole potrebbe non essere credibile), e quindi qual è il numero dei casi ma anche in che situazione si trovano gli ospedali e le altre strutture sanitarie di riferimento per quella zona. E quindi bisogna dire quante persone sono ricoverate a causa del Covid-19 nei reparti o in terapia intensiva e anche quanti si trovano in strutture per l’isolamento come gli alberghi sanitari. Oltre agli indicatori ospedalieri ci sono quelli territoriali.

Bisogna riferire quanti tamponi e altri test vengono effettuati e quanto personale è dedicato al lavoro necessario ad intercettare i nuovi casi e a isolare i loro contatti, cioè quali sono gli organici dei dipartimenti di prevenzione e come vengono rinforzati in caso di situazione critica. Si tratta di parametri sanitari ed epidemiologici che servono a valutare la capacità e la resilienza del sistema. Le Regioni che non inviano i loro dati rischiano di non poter passare alla fase successiva di apertura. Il presidente dell’ISS Brusaferro l’ha definito metodo “try and learn”, prova e poi vai avanti. Sì, ma a piccolissimi passi.

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