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Emilio Fede: “Chiederò la grazia a Mattarella dopo la condanna nel processo Ruby bis”

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L’11 aprile 2019 la corte di Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione per Emilio Fede nell’ambito del processo Ruby Bis. Dopo l’iniziale silenzio, dopo qualche giorno l’ex direttore del Tg4 ha commentato la notizia: “Sono psicologicamente frantumato”, ha detto Fede.

Il giornalista ha poi annunciato di aver intenzione di rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Valuterò i termini – ha dichiarato Fede all’AdnKronos – con cui poter rivolgere la richiesta di grazia al capo dello Stato. Dovrei arrivare a 93 anni, alla fine della mia vita, prima di tornare ad essere un uomo libero”.

Fede, dunque, accusato di favoreggiamento della prostituzione per le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore, non accetta la sentenza della Cassazione. Né tanto meno quelle dei precedenti gradi di giudizio, quando la corte d’appello di Milano ridusse (seppur di poco) le condanne nei confronti suoi e di Nicole Minetti.

“Sono stato – ha continuato – dall’avvocato Salvatore Pino, che ha gestito la parte più delicata di questa vicenda, poi sono andato a fare una preghiera a Wojtyla, che io ho conosciuto come Papa ma che ora è diventato santo. All’autorità chiederò di poter vivere gli arresti domiciliari nella casa di mia moglie Diana a Napoli, perché è una città a cui sono molto legato e dove la gente mi manifesta sempre tanta vicinanza”.

La speranza, per Fede, è quella di ottenere l’affidamento ai servizi sociali. “Spero avvenga al più presto. Chiederò di potermi occupare degli anziani, ma anche di ragazzi con difficoltà che cercano un’alternativa alla strada e alla malavita”, ha concluso il giornalista.

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