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La crisi dei cartelloni pubblicitari: per quelli elettorali soldi dalla politica, ma a tutti gli altri il nulla

La denuncia dei lavoratori del settore: "Siamo stati dimenticati dallo Stato, tra tasse da pagare, far west di decisioni in mano ai Comuni e una patrimoniale che incombe come una spada di Damocle"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 26 Nov. 2020 alle 17:39 Aggiornato il 27 Nov. 2020 alle 17:37
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Immagine di copertina

“Siamo stati dimenticati, lasciati indietro dallo Stato. Di questo passo non ci rialzeremo più dalla crisi causata dalla pandemia. Nessuno parla del nostro settore, ma a livello locale muovevamo l’economia”. A denunciare questa situazione a TPI è Angela Pirrone, la direttrice generale di Aicap, l’associazione aziende italiane cartelli e arredi pubblicitari.

Eppure, i cartelloni pubblicitari non sono invisibili. Sono ogni giorno per strada, sui mezzi pubblici, nelle stazioni e nei centri di aggregazione. Si tratta di quasi duemila imprese in Italia, più di 40mila persone occupate e un fatturato annuo di oltre 4 miliardi di euro e 500 milioni di contribuzione: queste le cifre di un comparto dimenticato dagli aiuti pubblici fin dal primo lockdown dovuto all’emergenza Covid-19 e ancora oggi.

Trattamento diverso per la pubblicità elettorale

Poi c’è un grande paradosso: mentre la cartellonistica non è stata tutelata, “la pubblicità elettorale per l’articolo 21 lettera e del DLgs 507 del 1993 è esentata dalle imposte“, spiega la direttrice generale Aicap. E così è stato quest’anno, per esempio con le regionali di settembre 2021.

A preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto la riforma della fiscalità locale prevista per l’anno prossimo: “E’ prevista l’introduzione di una patrimoniale. Ma come possiamo pagarla se quest’anno abbiamo avuto un calo del 70 per cento delle entrate?”, dice Pirrone.

Il rischio concreto è di rimetterci molti soldi: “Per noi non c’è decreto ristoro, né bonus. Davvero questo governo è intenzionato a farci pagare tasse così alte? Non sarebbe più responsabile rimandare la riforma al 2022 e confrontarsi con la categoria, considerata l’emergenza in corso e l’assenza di aiuti a un settore che pure lo Stato utilizza puntualmente per campagne ed elezioni politiche?“, è la definitiva richiesta di Aicap.

Il caos delle 8mila tariffe diverse

Per gennaio, intanto, è atteso il colpo di grazia della riforma fiscale che accorpa imposta sulla pubblicità e occupazione di suolo pubblico. “Sulla carta, la riforma vuole semplificare – spiega la direttrice di Aicap – ma, in pratica, si trasforma un tributo in un prelievo patrimoniale”.

Come se non bastasse, saranno i Comuni a potere scegliere la tariffa a proprio piacimento, senza nessun limite. “Questa è un’assurdità – dice Angela Pirrone – significa avere circa ottomila Comuni con ottomila tariffe diverse e altrettanti tempi e modi di pagamento. Un far west di un intero settore, che porterà solo caos e frammentazione. Anche l’Anci, Associazione comuni italiani ha già lanciato un allarme”.

Le proposte del settore

Da marzo, il settore pubblicitario ha provato ad avanzare delle proposte: da una parte, l’inserimento della categoria nel bonus Pubblicità – ormai sfumato perché scaduto a settembre – e, dall’altra, una rimodulazione dei due oneri dovuti ai Comuni da pagare anticipatamente a inizio anno: cioè l’imposta sulla pubblicità – costituita da una base statale più una percentuale decisa dai Comuni fino a un rincaro massimo del 50 per cento – e il canone di occupazione del suolo pubblico per i cartelli.

Chiediamo solo di non essere lasciati indietro – aggiunge Angela Pirrone – Dietro quei cartelloni ci sono tante imprese. Dietro questi numeri ci sono le vite di 40mila lavoratori. Da domani, quando alzate la testa e vedete i colori di un cartellone pubblicitario, chiedetevi quante tasse deve pagare un intero settore nonostante la stangata del Covid”.

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