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Il virologo Andrea Crisanti si scaglia contro il ministero della Salute e il Cts: “Dicono no ai test economici per interesse”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 11 Ott. 2020 alle 15:16
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Crisanti contro il ministero della Salute: “No ai test economici per interesse”

Il virologo Andrea Crisanti si scaglia contro il ministero della Salute, che ha bocciato il suo piano per quadruplicare il numero dei tamponi attraverso l’acquisto di un particolare macchinario, già utilizzato in Veneto, che avrebbe portato enormi risparmi di costo e prestazioni. Il suo sfogo è raccolto in un’intervista realizzata da La Verità in cui spiega quanto costava il suo progetto, quanto faceva risparmiare e quanto sta spendendo il nostro Paese ora per i tamponi. “Questa estate ho fatto quattro calcoli su di un foglio e ho ipotizzato una cifra: contando la velocità del contagio e soprattutto valutando l’enorme impatto di mobilità prodotto dalla scuola ho messo in fila le cifre, e mi sono ritrovato davanti un numero enorme: 400mila”. Si tratta, dichiara Crisanti “del fabbisogno di tamponi per combattere la campagna d’inverno senza essere sopraffatti dal contagio”.

Il virologo, infatti, da tempo teorizza che l’unico modo per contenere l’epidemia di Coronavirus è una sola: tamponi e tracciamento. Tuttavia il suo piano, chiesto dal ministero della Salute e presentato il 28 agosto scorso, non è stato preso in considerazione sopratutto dagli esperti del Cts, che hanno sempre dichiarato di avere la possibilità di aumentare il numero di tamponi qualora servisse. Quello che Crisanti rivela però è il costo che 100mila tamponi al giorno comportano. “Le faccio i conti della serva: 100mila tamponi al giorno, a 30 euro l’uno fanno tre milioni di euro. Ma siccome stiamo andando rapidamente verso i 150mila, deve immaginare che stiamo già arrivando ad una dimensione di spesa di 4 milioni al giorno, tutti a carico del sistema sanitario”.

Il suo progetto, invece, avrebbe avuto “un costo di impianto relativamente alto e un costo di gestione irrisorio”. Il sistema ideato da Crisanti, infatti, prevede un costo per ogni macchina e per il personale che serve a farla funzionare di 1,5 milioni di euro. Una volta entrata in funzione, però, ogni tampone costa solo 2,5 euro di reagenti, che comunque possono essere prodotti in casa. “Ognuna di queste macchina – aggiunge Crisanti – diventa un laboratorio capace di sostenere tra 10mila e 15mila test al giorno”. Ma perché allora il piano di Crisanti non è stato preso in considerazione? “L’unica cosa certa – conclude il virologo – è che quando un sistema industriale produce una spesa da tre / quattro milioni di euro al giorno, per qualcuno diventa, come per tanti aspetti di questa crisi, anche un affare, e per giunta molto ghiotto. Se è evidente che il mio progetto faceva risparmiare, è altrettanto evidente che forse qualcuno questo risparmio non lo vuole”.

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