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Coronavirus, Andrea Crisanti: “Ecco il mio piano per aumentare a 400mila il numero di tamponi in Italia. Bisogna trovare gli asintomatici, i numeri di oggi diversi da quelli di marzo”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 31 Ago. 2020 alle 10:08 Aggiornato il 31 Ago. 2020 alle 16:33
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Coronavirus, il piano di Andrea Crisanti per aumentare a 400mila il numero dei tamponi giornalieri in Italia

Aumentare il numero di tamponi giornalieri fino a 400mila: è questo l’obiettivo di Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova, il quale è stato incaricato dal governo di presentare un piano sui test per la ricerca del Coronavirus da effettuare quotidianamente in Italia. Crisanti, papà del modello-Veneto, ha anticipato al Corriere della Sera il programma presentato al governo e spiegato perché i numeri attuali, seppur simili, sono diversi da quelli registrati a marzo, quando l’epidemia di Coronavirus era appena scoppiata in Italia.

Secondo Crisanti, l’aumento dei casi di Covid-19 giornalieri è in parte dovuta ai comportamenti di socializzazione diffusi prevalentemente tra i giovani e ai casi di importazione. Questo ha provocato una ripresa della trasmissione che “presenta tuttavia delle differenze rispetto a quanto abbiamo osservato durante i terribili mesi di febbraio, marzo e aprile (è sotto gli occhi di tutti): la maggior parte delle persone infette sono giovani in grande maggioranza asintomatici o con sintomatologia molto lieve. E, cosa confortante, il numero delle persone ricoverate nei reparti Covid e rianimazione aumenta di poche unità al giorno senza mettere sotto pressione il sistema sanitario”.

Secondo Andrea Crisanti questo si spiega con il fatto che quando è esplosa l’epidemia di Coronavirus in Italia, i numeri forniti quotidianamente dalla Protezione Civile, e relativi a contagiati, ricoverati e morti, erano sottostimati. Crisanti, infatti, ricorda che all’inizio dell’epidemia in Italia “i reagenti per i tamponi scarseggiavano, i test venivano eseguiti solo su persone ricoverate in ospedale che versavano in gravi condizioni e molti malati rimanevano a casa senza cure e diagnosi. Nessuna traccia allora degli asintomatici la cui presenza e contributo alla trasmissione era negata con vigore da tutte le autorità sanitarie”. A supportare questa tesi, secondo Crisanti, c’è anche l’indagine sierologica effettuata dall’Istat secondo cui “in Italia sono stati complessivamente un milione e 482 mila, cifra ben superiore al numero di casi accertati (265 mila)”. “Poiché circa il 70% dei casi accertati con tampone è stato registrato nel periodo cha va dal 22 febbraio al 3 aprile – continua Crisanti – si può, utilizzando i dati dell’Istat, calcolare che durante quei 40 giorni in Italia ci siano stati circa un milione e 40 mila casi di infezione (il 70% di un milione e 482 mila) che corrisponde a 26 mila casi al giorno”.

“Nella fase attuale, consapevoli del fatto che le persone infette possano essere asintomatiche o presentare una sintomatologia lieve, si eseguono test a persone che prima sarebbero state trascurate e quindi i dati sono molto più rappresentativi della reale trasmissione del virus. A questo punto i conti tornano. I casi di questi giorni sono circa dalle 15 alle 20 volte inferiori a quelli delle prime settimane della pandemia calcolati tenendo conto del contributo degli asintomatici e dei casi lievi. Se moltiplichiamo i numeri di ricoverati in terapia intensiva e i morti giornalieri di questi giorni per 15 ci avviciniamo ai valori di febbraio-marzo”. Secondo Crisanti, inoltre, un “altro elemento da considerare è che gli anziani hanno adottato comportamenti molto prudenti per evitare la trasmissione e allo stesso tempo le case di riposo sono oggetto di misure molto più rigorose”.

Il professore è dunque convinto che “È fondamentale perciò tenere l’attuale equilibrio dei numeri il più basso possibile, perché se si raggiunge la soglia di rottura, con il numero dei casi che eccede la capacità di risposta del sistema sanitario, l’unica opzione disponibile rimane il lockdown che, vista la situazione economica, rimane una scelta estrema”. Per Crisanti, quindi, “Il grande problema nel contrastare la diffusione del virus è la elevata frequenza di soggetti asintomatici che possono inconsapevolmente trasmettere l’infezione. L’identificazione degli asintomatici è proprio la sfida che abbiamo davanti per evitare che i casi aumentino vertiginosamente fino al punto di rottura”.

“È dunque questa urgenza – conclude Crisanti – che mi ha indotto a presentare, su invito di alcuni membri del governo, un piano che conduca a incrementare, fino a quadruplicare su scala nazionale, la capacità di fare tamponi superando le barriere e divisioni regionali che hanno generato una insensata panoplia di iniziative e adozioni tecnologiche che sicuramente generano confusione e in alcuni casi sono controproducenti”.

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