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Covid, Ippolito (Cts): “Dovremo fare i conti con il virus per almeno tutto il 2021”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 5 Nov. 2020 alle 14:05
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Covid, Ippolito: “Dovremo fare i conti con il virus per almeno tutto il 2021”

“Dovremo fare i conti con il Covid per almeno tutto il 2021”: il direttore dello Spallanzani di Roma nonché membro del Cts, Giuseppe Ippolito, spegne i facili entusiasmi di chi ritiene che in primavera potremmo dirci finalmente fuori dall’incubo pandemia. L’esperto lo ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha anche commentato le ultime misure inserite nel Dpcm che entrerà in vigore a partire da venerdì 6 novembre. Secondo Ippolito l’obiettivo delle nuove norme è quello di “ridurre la circolazione del virus con le sue conseguenze sulla salute delle persone e fare in modo che il sistema sanitario riesca a reggere la pressione dei ricoveri e rispondere al fabbisogno di letti in terapia intensiva. Se non si riesce a stabilizzare il trend dei contagi qualunque sforzo sarà inutile. Tutti i Paesi si stanno muovendo così, mettendo in sicurezza la tenuta della sanità per garantire cure non solo ai malati di Covid”.

Sull’efficacia di tali misure, l’esperto ha dichiarato: “Qualunque provvedimento può essere risolutivo o inutile, dipende da come viene applicato. Si possono emanare le disposizioni più restrittive, ma se ognuno di noi non è diligente nel rispettarle non serviranno a un granché”. Il direttore dello Spallanzani ha anche spiegato perché finora si è proceduto per gradi senza intraprendere subito misure più restrittive. “Si è sempre cercato di prendere decisioni appropriate, proporzionate e sostenibili dal punto di vista economico e sociale. Col senno di poi si sarebbe potuto fare di più? Possibile. In estate avremmo dovuto essere più cauti e non andare in discoteca o in piazzetta per l’aperitivo? Possibile. Ma la situazione attuale non è solo dell’Italia, è uno scenario comune. Tutta Europa è zona rossa”.

Alla domanda su cosa si sarebbe potuto fare di più per contrastare l’epidemia di Covid, Ippolito ha risposto: “Questo virus ha un vantaggio su di noi. Nei primi giorni dell’infezione agisce in maniera assolutamente non controllabile perché si è contagiosi per 2-3 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e spesso si rimane asintomatici ma in grado comunque di infettare altre persone. Test, tracciamento, isolamento sono le uniche contromisure ma se il numero dei casi sale oltre un certo livello il sistema di tracciamento salta e allora occorrono azioni di mitigazione e contenimento aggressive come quelle che abbiamo messo in campo”.

Secondo Ippoliti, però, non ci libreremo molto presto del Covid: “Anthony Fauci, il virologo americano, ha già detto che dovremo fare i conti con questa pandemia per almeno tutto il 2021 cercando di tenerla sotto controllo. Io sono d’accordo. I primi vaccini e cure più efficaci di quelle attuali, soprattutto gli anticorpi monoclonali, potrebbero essere disponibili tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Poi bisognerà distribuirli e renderli accessibili a tutta la popolazione mondiale. Un compito organizzativo e logistico che non può essere realizzato in poche settimane”.

Sull’immunità di gregge, invece, il membro del Cts afferma: “Sappiamo ancora poco del Sars-CoV-2. Abbiamo visto che tende a non mutare e questo potrebbe essere positivo nell’ottica di un vaccino, ma 10 mesi sono decisamente troppo pochi per escludere che possano prendere piede in futuro mutazioni significative. Sull’immunità vale lo stesso discorso. A oggi i casi di reinfezione sono pochi, eppure non possiamo escludere che l’immunità acquisita dopo l’infezione possa esaurirsi dopo qualche mese”.

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