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Cos’è “Jonathan Galindo”, il gioco social che potrebbe aver spinto l’11enne di Napoli a suicidarsi

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 30 Set. 2020 alle 15:44
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Immagine di copertina

È di questa mattina la notizia del bambino di 11 anni che si è lanciato dal balcone di casa a Napoli lasciando un biglietto ai genitori in cui parlava di “seguire un uomo col cappuccio”. Particolare che ha indotto gli inquirenti a far pensare che la morte del piccolo potrebbe appartenere a un tipo di challenge mortali sempre più diffuse sul web.

L’ipotesi al vaglio della polizia che ha svolto i primi sopralluoghi è che il bambino sia potuto finire nel vortice di un gioco chiamato “Jonathan Galindo”. Si tratta di un uomo con un cappuccio nero che ha le sembianze benevole di Pippo della Disney, che richiede l’amicizia su ogni canale social possibile (Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitter), scegliendo quasi sempre giovanissimi, e che lancia delle sfide a chi lo segue. Una gara fatta di piccoli step con difficoltà sempre più elevate e che potrebbe aver spinto il ragazzo a lanciarsi nel vuoto perché così era stato deciso «dall’uomo col cappuccio”.

È questo ciò su cui si sta indagando dopo che sulle chat delle mamme di alcuni compagni del ragazzino sono circolati video e link del gioco che potrebbe aver portato il bimbo alla morte. La Procura dei minori ha aperto un fascicolo e le forze di polizia hanno sequestrato il cellulare del bambino e una consolle in grado di collegarsi ad internet e quindi di interagire con altri utenti sparsi nel mondo.

Come spiega anche il sito di debunking Bufale.net, Jonathan Galindo è un fenomeno molto conosciuto negli Usa, arrivato in Europa prima in Spagna e Germania e poi approdato in Italia. Il gioco è semplice: se accetti la richiesta di amicizia, solitamente fatta a giovanissimi, ti viene inviato, tramite messaggistica, un link che ti propone di entrare in un gioco nel quale vengono proposte delle sfide e prove di coraggio fino ad arrivare all’autolesionismo. Di profili in realtà, navigando in rete, ce ne sono moltissimi: differenziati magari da un punto o da un trattino tra le parole Jonathan e Galindo.

Secondo Bufale.net, è  probabile quindi che questo bambino di 11 anni sia stato contattato da uno di questi creatori di sfide mortali sul web, come questo Jonathan Galindo, e abbia dovuto sottoporsi a prove autolesioniste, fino poi ad arrivare al suicidio. Al momento gli inquirenti sono ancora molto cauti sull’accaduto, sono stati sequestrati tutti i dispositivi elettronici e dotati di connessione internet del bambino, per riuscire ad arrivare al fulcro centrale della questione.

Leggi anche: È vero che esistono gruppi virtuali che spingono gli adolescenti a suicidarsi per un gioco?

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