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Coronavirus, a Lodi uomo dimesso dopo 9 mesi: si ammalò mentre era ricoverato per altre patologie

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 14 Ott. 2020 alle 19:17
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Immagine di copertina

Coronavirus, uomo dimesso dopo 9 mesi: si ammalò mentre era ricoverato

Dopo ben 9 mesi passati in ospedale a causa del Coronavirus, un uomo di Borghetto Lodigiano, in provincia di Lodi, è stato finalmente dimesso. In tutto questo periodo Stefano Lancilli, poliziotto e storico centralinista della questura di Lodi di 55 anni, è stato spostato in diverse strutture, prima per polmonite e legionella e poi per il Covid, diagnosticato lo scorso 4 marzo mentre si trovava ricoverato a Codogno. Una vera e propria odissea che l’uomo ha voluto raccontare in un’intervista concessa al Corriere della Sera: “È un virus duro, molto duro – ha dichiarato dopo le sue dimissioni dall’ospedale di Sant’Angelo Lodigiano, avvenute lo scorso 9 ottobre -, il mese di Covid per me è un buco nero. Non ricordo quasi nulla. Nemmeno sapevo della pandemia e del lockdown”.

Lancilli era entrato in ospedale a novembre per una polmonite. Lì, ha scoperto di avere la legionella. Sono seguite due settimane in terapia intensiva, poi il ricovero a Codogno per problemi ortopedici. E’ stato proprio nella cittadina lodigiana divenuta uno dei primi focolai di Coronavirus in Italia che il poliziotto ha accusato i sintomi di una nuova polmonite. Dal momento che è sia cardiopatico che diabetico, i medici lo hanno avvertito che il suo organismo non avrebbe sopportato una nuova intubazione. Poi, quasi inaspettatamente, la buona notizia: il tampone negativo. “Un miracolo – spiega lui -, non vedo altre spiegazioni. Per la riabilitazione mi hanno trasferito a Sant’Angelo Lodigiano, i muscoli completamente atrofizzati dall’allettamento obbligato, dal busto in giù non riuscivo a muovere un passo”.

Nove mesi di Coronavirus, del resto, hanno lasciato sul suo corpo dei segni molto evidenti: “Da quando ha messo piede in ospedale – ha dichiarato la moglie di Lancilli – ha perso 35 chili. Ha impiegato mesi anche solo per passare dal letto a una sedia. Rischiava di finire su una carrozzina per tutta la vita. E invece è riuscito a ricominciare a camminare, i medici sono stati eccezionali. Gli avevano dato 48 ore di vita, ero quasi rassegnata a perderlo”. Per il poliziotto, adesso, si aprono le porte del pensionamento anticipato, accordatogli dal ministero dell’Interno a causa delle sue condizioni: “Mi mancheranno molto i colleghi – ha concluso l’uomo – che mi sono stati davvero vicini. È stato il questore Giovanni Di Teodoro a darmi il bentornato: una volante mi ha scortato fino all’ingresso a sirena spiegata. Ma ora inizia una seconda fase della mia vita. Ho perso un anno con la mia famiglia, m’interessa solo stare con loro e veder crescere i miei figli”.

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