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Un altro mafioso scarcerato: è il carceriere del bimbo sciolto nell’acido

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 6 Mag. 2020 alle 12:57 Aggiornato il 6 Mag. 2020 alle 13:18
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Immagine di copertina
Il piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell'acido su ordine di Giovanni Brusca nel 1996

Coronavirus, scarcerato Cataldo Franco, carceriere del bimbo sciolto nell’acido

Continuano le tanto discusse scarcerazioni di alcuni boss mafiosi che, come tutti gli altri condannati nelle carceri italiane, stanno ottenendo gli arresti domiciliari per i rischi legati al Coronavirus all’interno delle prigioni: l’ultimo a essere scarcerato è stato Cataldo Franco, originario di Gangi (Palermo) e condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio dell’ex boss di Altofonte, Santino. L’uomo, anziano e malato da tempo, è tornato così nella sua casa a Geraci Siculo, sempre in provincia di Palermo, per evitare che a causa dell’alta concentrazione di detenuti potesse contrarre il Covid.

Cataldo Franco venne coinvolto nel 1994 nel rapimento del piccolo Giuseppe (avvenuto nel 1993). Il bambino, che all’epoca dei fatti aveva quasi 13 anni, venne sequestrato per far sì che il padre, che aveva partecipato alla strage di Capaci e poi aveva iniziato a collaborare con la giustizia svelando alcuni dei segreti di Cosa Nostra, ritrattasse le sue dichiarazioni. Le strade di Giuseppe (la cui lunga prigionia è durata ben 25 mesi) e Franco si sono incrociate nell’estate del 1994, per circa due mesi, quando l’uomo accettò di fare da “carceriere” al bambino, tenendolo segregato in un capanno. Poi, all’inizio della stagione delle olive, Cataldo Franco consegnò nuovamente Giuseppe ai sequestratori. Il bambino è stato poi ucciso e sciolto nell’acido, su ordine di Giovanni Brusca, il 12 gennaio 1996.

Quella di Franco è una nuova scarcerazione che rischia di infiammare nuovamente la polemica sorta in queste settimane, durante le quali hanno ritrovato una qualche forma di “libertà” altri boss come Pasquale Zagaria e Pino Sansone. Il 1 maggio scorso sono arrivate anche le dimissioni del capo del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziariaFrancesco Basentini, sostituito da Dino Petralia.

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