“I parenti non possono piangere i loro morti, così mi chiedono di fare una foto prima di chiudere la cassa”, parla il titolare di un’impresa di pompe funebri di Brescia

Stanno finendo persino le casse da morto, raccontano a TPI Lidio e sua moglie, titolari di un negozio di pompe funebri in provincia di Brescia. Città che proprio in questi giorni ha superato i mille morti per Coronavirus. L'intervista

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 27 Mar. 2020 alle 20:48 Aggiornato il 27 Mar. 2020 alle 20:58
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Credit: ANSA/TIZIANO MANZONI

“I parenti non vedono i loro morti, mi chiedono di fare una foto ai loro volti prima di chiudere la cassa”. Lidio e sua moglie hanno un negozio di pompe funebri ad Erbusco, in provincia di Brescia, città che proprio in questi giorni ha superato i mille morti per Coronavirus. Il loro lavoro non è qualcosa a cui ci si abitua mai, forse, ma quello che stanno vivendo in questi giorni toglie il sonno anche a chi i morti li veste, “li compone”, come si dice in gergo, da una vita.

“Io dormo male ormai, maledetto virus”, mi dice Lidio in bresciano. Gli chiedo come si svolge il loro lavoro, in queste giornate complicate. “Ci chiamano le famiglie dei defunti, noi andiamo a nome loro in obitorio e prepariamo la salma. Non possiamo fare la vestizione, per ragioni sanitarie”. E quindi restano così come sono. “Li lasciamo in pigiama, ma li avvolgiamo in un lenzuolo disinfettato, sono tutti Gesù Cristo per noi. Purtroppo non possiamo fare di più, dobbiamo proteggerci”. Come vi proteggete? “Siamo in crisi anche noi, abbiamo poche tute, pochi guanti, poche mascherine”. E come fate? “Eh le tute sarebbero usa e getta, dovremmo distruggerle, ma siamo costretti a disinfettarle e a riusarle almeno due volte, altrimenti come facciamo?”.

Cos’altro scarseggia? “Le casse. Mi diceva il mio fornitore che se va avanti così si può reggere ancora per poco, ha il magazzino mezzo vuoto”. Non ne possono costruire di nuove velocemente? “Il problema è che il legno per le casse arriva in massima parte dalla Romania, ora fermano tutto alla dogana, quindi bisognerà usare il legno italiano”. Bisogna affrettarsi però, ci manca solo che finiscano le casse. “Noi abbiamo paura che succeda, siamo preoccupati”. Quante persone avete ritirato dagli obitori, fino ad oggi? “Ho perso il conto, se ci penso divento ubriaco. Pensi che abbiamo talmente tanti funerali che anticipiamo tutte le spese noi, non abbiamo neanche il tempo di farci pagare. Anche i miei colleghi”. Vi pagheranno passato questo momento terribile. “Ma guardi, un tempo io lavoravo per i soldi, adesso non ci penso neanche. Torno a casa la sera e mi basta non essermi ammalato, essere ancora sano”.

Dove avviene il funerale? “E’ una benedizione veloce al camposanto. Qui nei paesi piccoli ci sono ancora i parroci che le fanno. Nelle città si fa fatica perché spesso i parroci sono malati pure loro”. Voi come state psicologicamente? “Stiamo dormendo male, per questo virus di merda qua!”. Anche il dolore delle famiglie in qualche modo vi arriverà addosso. “Certo. Siamo gli ultimi a vedere i loro parenti, i familiari non li vedono. Loro devono credere a quello che gli diciamo noi, noi abbiamo l’ultima parola. Qualche volta mi chiedono la foto dei volti dei loro papà, delle loro mamme. Io le faccio e le mando, poi le cancello subito perché vederle mi fa male. E’ tutto così brutto”.

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