A Napoli il Coronavirus fa paura: a rischio non c’è solo la sanità, ma anche l’ordine pubblico

Di Flavio Pagano
Pubblicato il 5 Mar. 2020 alle 06:54 Aggiornato il 9 Mar. 2020 alle 14:34
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Immagine di copertina

Che cosa succederà se il Coronavirus dovesse decidere di mettere radici a Napoli? E che cosa succederà se all’orda inferocita che qualche giorno fa ha devastato il pronto soccorso del Vecchio Pellegrini – in pieno centro storico – servirà con maledetta urgenza un posto letto in rianimazione, che invece non c’è?  La risposta è semplice e inquietante: la tempesta perfetta. Perché l’emergenza sanitaria del virus, con tutto il suo portato di ansia e di paranoie, si fonderà con l’endemica precarietà dell’ordine pubblico napoletano. E allora tutto sarà possibile.  I precedenti non mancano: sono state colpite strutture sanitarie, vi sono avvenute sparatorie, è stato aggredito il personale medico, e addirittura sono state sequestrate ambulanze del 118 con tutto l’equipaggio.  A quali scenari si deve dunque preparare la città, se quel letto mancante dovesse occorrere a un boss della camorra, a un semplice capozona, a un guappo, e persino a un qualunque masaniello dell’ultim’ora?

Come il cuculo scaccia dal legittimo nido i pulli di un passero e vi insedia il proprio, così il malato di troppo verrebbe scacciato dal proprio letto. E gli infermieri sarebbero costretti a prestare le proprie cure al brutale invasore.  Del resto, il personale sanitario ha sempre dato prova di grande capacità di abnegazione. Al punto che la sera del raid sono stati gli stessi infermieri del Vecchio Pellegrini a curare i loro aggressori, dal momento che qualcuno di loro, distruggendo le attrezzature o sfondando un vetro, si era ferito. In pratica, il rischio di epidemia porterà con sé quello di assistere a ulteriori e ancor più efferate scene da western. Verrebbe chiamata la polizia, è chiaro. Ma il tumulto sarebbe sedato a caro prezzo, perché la furia dei parenti, considerando l’enorme stress procurato dalla situazione, sarebbe ancora maggiore.

Napoli ha saputo sorridere del rischio di contagio, come ha sempre saputo fare dinanzi ad ogni difficoltà. È qui che è nata, già all’indomani della notizia del virus, la storiella del cinese con la tosse, noleggiato per liberarsi delle file alle Poste, o per trovare parcheggio nell’ora di punta. Ma questa volta l’ironia non basterà. Questa volta non si combatte la povertà, o la fame o l’incertezza del domani. Questa volta non c’è da mettere in campo l’inventiva e la furbizia, o la cazzimma, come si dice a Napoli, che è un misto di tutte queste qualità atte alla sopravvivenza (e magari anche alla ricerca di un qualche profitto occasionale) in condizioni estreme. Qui non si tratta di miseria e nobiltà. La realtà è che la situazione della capitale del Sud, nel volgere di poche settimane, rischia di diventare ingovernabile. In Campania ci sono 622 posti per l’alta intensità assistenziale, dei quali 540 sono pubblici.

A Napoli città i posti sarebbero 265. Ma se si considera la Città Metropolitana, che conta oltre tre milioni e mezzo di abitanti, l’intera area di Napoli Nord, a fronte di un milione di abitanti, avrebbe a disposizione soltanto 42 posti. Le Autorità assicurano che non ci saranno problemi per quanto riguarda la disponibilità di tamponi e di laboratori attrezzati. Ma, ora che ci si comincia a preparare all’emergenza, già si parla di ospedali militari, di ospedali da campo, e si ha la sensazione che da più parti si minimizzi l’imminenza e l’entità del pericolo solo perché non si sa esattamente cosa fare, mentre alcune decisioni avrebbero dovuto essere più tempestive: come la chiusura totale delle scuole, tutt’ora incerta, dopo un inedito susseguirsi di comunicazioni ufficiali e di smentite. La Sanità campana è uscita stremata dal recente risanamento dei conti, pagato con una severa riduzione degli organici e con condizioni ospedaliere che in certi casi (a fronte di altre realtà cittadine di assoluta eccellenza) sono apparse terzomondistiche. Indelebili le immagini delle formiche in corsia, o peggio ancora nel respiratore di una paziente sottoposta a ventilazione forzata.

Libero ha titolato trionfalmente che il COVID-19 sta finalmente andando alla conquista del Sud, riunificando l’Italia nel terrore del virus. E Napoli, puntualmente, si spacca: da un lato si difende con orgoglio, dall’altro è consapevole di essere in ritardo. Il Governatore De Luca ha offerto venti posti letto di terapia intensiva alla Lombardia, la regione più colpita, ma la sensazione è che presto potrebbero essere i campani ad avere bisogno d’aiuto. In ogni caso, gli ospedali andrebbero presidiati dall’Esercito. E in questo, almeno, bisognerebbe agire in maniera risoluta e preventiva. Stavolta non servirà la saggezza antica delle parole di Eduardo De Filippo: Addà passa’ ‘a nuttata… Perché, questa nottata, potrebbe essere assai più lunga e buia del previsto.

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