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Coronavirus, l’epidemiologo La Vecchia: “Carica virale altissima in alcuni asintomatici”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 10:15 Aggiornato il 22 Ott. 2020 alle 11:44
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Coronavirus, La Vecchia: “Carica virale altissima in alcuni asintomatici”

Nelle ultime settimane di pandemia da Coronavirus in Italia, siamo stati spesso portati a pensare che visto che la seconda ondata è caratterizzata da un’altissima percentuale di asintomatici, questi avessero una carica virale più bassa. A scardinare questa tesi ci pensa però l’epidemiologo Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all’Università degli studi di Milano, che in un’intervista al Corriere della Sera spiega: “Ci sono soggetti che diffondono il virus molto più facilmente di altri, tenendo però presente che anche la ‘predisposizione’ a essere contagiati cambia. Misurare la carica virale su vasta scala richiede ancora tecnologie sofisticate e costose. In più la moltiplicazione delle molecole Rna del virus varia da soggetto a soggetto: ad esempio ci sono asintomatici con carica virale altissima. È quindi difficile, su base scientifica, correlare l’alta carica virale al numero dei ricoveri. Misurare la carica virale è importante per i pazienti a lungo positivi, dopo diversi tamponi ancora costretti a casa: valutandola si stabilisce se persiste il pericolo di contagio o meno”.

Sull’andamento della pandemia in Italia, La Vecchia prova a frenare le preoccupazione per quello che riguarda i nuovi contagi, indicando nei malati in condizioni critiche la vera urgenza sanitaria: “La diffusione e gli esiti della malattia sono molto differenti da marzo: abbiamo un numero di positivi enormemente più alto ma un numero di ricoveri in terapia intensiva limitato, cosi com’è limitato il numero dei decessi per Covid. Il problema davvero urgente è la media intensità, i pazienti con sintomi importanti ma non gravi. Non abbiamo un sistema di medici di base efficiente come quello tedesco che si prende cura di questi soggetti. Occorrono, come ha ricordato il professor Remuzzi, ospedali periferici con 2-300 posti letto, destinati a questi ricoveri. Questo aiuterebbe enormemente le terapie intensive. Valutare la malattia nella prima fase è fondamentale per gestirla al meglio e non mandare in tilt gli ospedali”.

L’epidemiologo, inoltre, boccia il contact tracing: “Ormai ci sono troppi casi per poterlo ritenere uno strumento utile nei confronti del virus. Semplicemente, oltre certi numeri, non è più strategico”. Infine, un messaggio ai cittadini: “La situazione è seria ma complessivamente meno grave della primavera, tuttavia non va sottovalutata. Credo di poter dire che gli italiani utilizzano le protezioni personali e rispettano le ordinanze in modo soddisfacente, sono consapevoli del pericolo. Ecco: occorre lo stesso approccio nei confronti di amici e parenti, cioè evitare di vederli, restando unicamente nel proprio nucleo familiare. E anche se è triste dirlo, è necessario non andare a trovare gli anziani per non metterli a rischio. I luoghi di lavoro e i trasporti, così spesso chiamati in causa, sono invece ben normati”.

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