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Coronavirus, Galli: “Lockdown? Se fra 2 settimane il trend non cambia servono restrizioni più forti”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 12:05
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Galli: “Lockdown? Se fra 2 settimane trend non cambia restrizioni più forti”

“Se la tendenza dei contagi da Coronavirus non viene invertita nei prossimi 15-20 giorni, è molto probabile che siano necessarie restrizioni ben maggiori per evitare guai: un lockdown generalizzato? Sarebbe un intervento della disperazione e del fallimento di altre azioni di contenimento”: è questa la previsione di Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ospite stamattina ad Agorà su Rai 3. Il professore ha anche tracciato quella che è la linea da seguire nei prossimi giorni: “Ci si deve rimboccare molto le maniche per organizzare gli interventi negli ospedali“, cosa che “è in atto con impegno e frustrazione da parte del personale sanitario che sperava di non ritrovarsi di nuovo calato in questo incubo”.

“Dobbiamo passare questa triste nottata con l’impegno di tutti quanti – ha aggiunto Galli – per non dover intervenire con quei provvedimenti che sono drastici nella loro gravità. Dobbiamo evitare di chiudere tutto” e per questo “alcuni sacrifici purtroppo si impongono”. Il professore non risparmia anche una tirata d’orecchie alla politica: “Sono rammaricato da questa continua riduzione a scontro tra componenti politiche diverse su una questione che necessita assolutamente di una catena di comando possibilmente unica, se no siamo alla confusione totale. E servono interventi che non possono essere rimandati nemmeno di un minuto, interventi che dovevano esserci già da 15 giorni, come il coprifuoco“.

Anche Galli, come tanti altri esperti, spinge per interventi differenziati da Regione a Regione: “Bisogna individuare – ha dichiarato – le situazioni dove si annidano i problemi principali, dai trasporti alla movida. Facciamolo in modo collaborativo, ma cerchiamo di farlo presto per evitare morti inaccettabili da qualsiasi punto di vista e confermo la frustrazione da parte di chi, come me, questi morti li vede”. Proprio sui trasporti, secondo il medico “si doveva fare molto di più e meglio, e ci sono pochi dubbi su questo. Il fatto che molti si sentano ammassati sui mezzi pubblici è un elemento indiscutibile. L’unica alternativa è scaglionare l’orario di ingresso al lavoro e rassegnarsi al fatto che molte attività non possano essere svolte in presenza. Parlo, con grandissima tristezza, anche delle scuole: è innegabile che rappresentano anche loro un serio problema, non in sé ma considerando il prima, l’arrivare a scuola, e il dopo, quando si torna a casa. E considerando anche i fenomeni di aggregazione dei ragazzi attorno alla scuola e dopo la scuola”.

Non manca, poi, un focus sulla città di Milano, fortemente colpita dai contagi e dai ricoveri negli ultimi giorni: ” marzo temevo moltissimo la ‘battaglia di Milano’, ora stiamo per averla. ‘Battaglia di Milano’ che fu risparmiata dal relativo tempestivo lockdown dell’altra volta. Il rischio maggiore ora deriva in parte dal fatto che Milano ha molta più gente suscettibile a infettarsi e che le persone si sono mosse in maniera intensiva d’estate, e poi c’è stata la ripresa di numerose attività”. Galli ha anche fornito dei dati: “Durante il lockdown a Milano avevamo il 7-8 per cento di persone infettate tra i 30 e i 50 anni contro il 40 per cento nella Bergamasca. Ora il timore che l’infezione vada avanti in modo dilagante è un timore reale ed è testimoniato da quello che vediamo negli ospedali”.

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