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Coronavirus, contagio già a metà gennaio? Medici ministero Salute: “A Codogno boom di influenze e polmoniti anomale”

Di Angelica Pansa
Pubblicato il 28 Feb. 2020 alle 12:19 Aggiornato il 28 Feb. 2020 alle 12:19
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Coronavirus contagio già da gennaio

A una settimana dalla prima diagnosi di Coronavirus in Italia, potremmo essere arrivati ad una svolta. Lo scrive Repubblica in un articolo che riporta le interviste fatte ai sanitari della task force istituita dal Ministero della Salute con il compito di studiare la malattia e coordinare le azioni per evitare la diffusione dell’epidemia nel nostro Paese. I medici sembrerebbero essere a un passo dalla conclusione che “il focolaio italiano del Coronavirus covava sotto la cenere almeno dalla metà di gennaio“. La registrazione di un boom di polmoniti anomale nella zona rossa fa vacillare l’ipotesi che il 38enne di Castiglione sia effettivamente il “paziente uno”.

Un incessante lavoro di ricostruzione quello che medici, ricercatori, epidemiologi, autorità e inquirenti stanno svolgendo in equipe a Milano e nelle zone rosse di contagio. Una ricostruzione che, grazie alla genetica, sta aiutando a ricollegare il nesso l’epicentro dell’epidemia del Basso Lodigiano con quello “secondario” di Vo’, in Veneto.

Il focolaio italiano del Coronavirus covava sotto la cenere “almeno dalla metà di gennaio”, riportano i sanitari. Nel Basso Lodigiano, infatti, lo scorso mese è registrato un boom di influenze e polmoniti anomale. Decine i pazienti, non solo anziani, che “sono stati colpiti da strane polmoniti, febbri altissime e sindromi influenzali associate ad inspiegabili complicanze“. Tutti pazienti della zona rossa che, per oltre un mese, sono stati curati con normali antibiotici. Nessun elemento previsto dai protocolli sanitari internazionali ha ricondotto questo boom “a fattori estranei alla stagionalità”. La maggioranza è guarita, ma nel sangue sono rimaste le tracce degli anticorpi contro il Covid-19.

E se prima rimaneva incerta l’individuazione del “paziente zero”, oggi vacilla anche l’ipotesi che il 38enne di Castiglione sia effettivamente il “paziente uno”. Se le conclusioni della task force vengono confermate dai test, il boom di influenze retrodata la diffusione della malattia di almeno un mese.

Come spiega uno dei ricercatori, solo così si chiarisce la “diffusione, velocità e trasversalità” del contagio: “con più infetti inconsapevoli in circolazione per molti giorni”. In Italia, in quattro giorni “siamo improvvisamente passati da zero a oltre 200 casi di Coronavirus tra 50 mila persone di un unico territorio”, ricorda il medico. Una simile accelerazione non ha precedenti nemmeno in Cina.

Poche conferme separano ormai gli scienziati da questa conclusione. Con questi nuovi dati potrebbe venire prolungato l’isolamento nella zona rossa. Inizialmente fissato fino al 4 marzo le autorità stanno considerando di spostarlo “come minimo fino a metà mese”. Più probabilmente “almeno fino a fine marzo”.

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