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    Mancata zona rossa: “La valle andava chiusa, ma molte aziende del bergamasco avevano delle commesse con la Cina che non potevano perdere”

    Credit: ANSA/Mourad Balti Touati

    Lo rivela una fonte del Comitato tecnico-scientifico confermando quanto già svelato da TPI in un'inchiesta giornalistica in più parti

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 13 Giu. 2020 alle 17:04 Aggiornato il 13 Giu. 2020 alle 17:07

    Coronavirus, un componente del Cts: “La Val Seriana andava chiusa”

    “La Val Seriana andava chiusa subito”: così un autorevole componente del Cts, il Comitato tecnico-scientifico che monitora l’andamento dell’epidemia di Coronavirus, conferma a Il Messaggero già quanto contenuto negli atti ufficiali e soprattutto quanto svelato da TPI in un’inchiesta giornalistica in più parti, ovvero che sia la Regione che il governo erano stati sollecitati a istituire già da fine febbraio le zone rosse ad Alzano e Nembro, le cittadine bergamasche divenute epicentro dell’epidemia di Covid-19. Ma c’è di più. La fonte, infatti, afferma che “venimmo a sapere che molte aziende del Bergamasco avevano delle commesse, anche con la Cina, che non potevano perdere”, motivo per cui, a suo dire, la chiusura della valle non è poi effettivamente avvenute.

    Queste le parole raccolte dal quotidiano: “In questa vicenda l’unico che ne esce bene è il Comitato tecnico-scientifico: a domanda rispondemmo subito. La Valle andava chiusa, e subito. Poi però venimmo a sapere che molte aziende del Bergamasco avevano delle commesse, anche con la Cina, che non potevano perdere. E credo che abbiano continuato a lavorare anche durante il lockdown, pensi un po’”. Parole confermate di recente anche da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, il quale ha spiegato che all’epoca venne sollevata “l’attenzione sulle aree dove c’erano il numero maggiore di casi e sono state fatte, con una tempistica stringente e non perdendo assolutamente tempo, tutte le analisi che hanno permesso al decisore politico di fare le scelte del caso.

    Sulle responsabilità della mancata chiusura del Val Seriana è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Bergamo che, dopo aver ascoltato le ragioni del governatore della Lombardia Attilio Fontana, nella giornata di venerdì 12 giugno ha ascoltato il premier Giuseppe Conte, il quale ha dichiarato di aver affrontato il colloquio con i magistrati con “coscienza serena”. Sulla vicenda, intanto, è intervenuto anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che in un’intervista ha smentito di ricevuto pressioni dagli industriali dichiarando: “In quei giorni ho parlato con il direttore generale di Confindustria di Bergamo, ed era favorevole all’opzione della chiusura”.

    L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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