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“Grazie per il Covid che ci porti in casa”: l’agghiacciante biglietto dei vicini di casa di un’infermiera

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Lucca, infermiera torna a casa e trova un biglietto da parte dei vicini: “Ci porti il Coronavirus”

Damiana Barsotti è un’infermiera di Lucca, impegnata nel reparto di malattie infettive del San Luca e, tornando a casa dopo un duro turno di lavoro, ha trovato un biglietto nella cassetta delle lettere, probabilmente da parte dei suoi vicini. “Grazie per il Covid che tutti i giorni porti in corte. Ricordati che ci sono anziani e bambini” e, a rimarcare la beffa, un ultimo “grazie”.

La donna ha dichiarato di essersi sentita ferita e denigrata da questo gesto ai suoi danni. “È stata come una pugnalata alla schiena, mi sono sentita trattata come unʼuntrice. Da quanto ero depressa non mi sono neppure arrabbiata. Però, poi, ho deciso che era mio dovere fare qualcosa e ho chiamato i carabinieri”, ha spiegato l’infermiera al Corriere.

“Il biglietto lo ha trovato mia madre nella cassetta delle lettere. Attorno alle 7 ha sentito un rumore e i cani che abbaiavano. Si è affacciata ma non ha visto nessuno. Al mattino, quando sono tornata dal turno di notte, è uscita di casa e si è accorta di quel biglietto. Ho chiamato i carabinieri. Hanno raccolto la testimonianza di mia madre, preso nota del messaggio”.

Il biglietto agghiacciante scritto all’infermiera di Lucca: in difesa Baccelli e l’Asl

In difesa dell’infermiera è arrivato Stefano Baccelli, il consigliere regionale del Pd che ha scritto: “Chi come l’infermiera con professionalità e dedizione, mettendo a rischio la propria salute e la propria vita, porta avanti ogni giorno nelle corsie dei nostri ospedali una dura battaglia per curare i pazienti affetti da Covid-19 andrebbe solo ringraziato e sostenuto in ogni modo possibile. Ferisce, invece, sapere che in questa emergenza sanitaria in cui tutti noi siamo esposti e coinvolti ci sia chi trova spazio e tempo per compiere azioni vili e vergognose come questa”.

Anche la direzione dell’Asl Toscana Nord Ovest è intervenuta, spiegando in una nota: “Tali comportamenti non solo sono discriminatori ma dimostrano come il cammino verso la civiltà sia ancora lungo, nonostante il momento difficile che l’intero pianeta sta vivendo. Piena solidarietà, quindi, verso tutti gli operatori sanitari e verso tutti coloro che, a diverso titolo, si occupano di far funzionare al meglio la complessa macchina sanitaria, sacrificando affetti e, spesso, la propria salute”.

Leggi anche:

1. Uno studio dello Spallanzani rivela: “Il Coronavirus è presente nella lacrime. Anche gli occhi potenziale fonte di contagio” / 2. “Ci avete abbandonati. Abbiamo lasciato morire da sole 11mila persone”: la lettera di denuncia di un sindaco lombardo

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