Cosa hanno mangiato gli italiani durante il lockdown, e quanti sono ingrassati

Meno cibo spazzatura, dolci, pane e pizza fatti in casa. Ma il 48 per cento degli italiani ha combattuto lo stress della quarantena con il cibo. Lo studio dell’università di Tor Vergata

Di Anna Ditta
Pubblicato il 5 Mag. 2020 alle 13:33 Aggiornato il 5 Mag. 2020 alle 13:36
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Cosa hanno mangiato gli italiani durante il lockdown, e quanti sono ingrassati

Durante le giornate trascorse finora forzatamente a casa per via del lockdown, molti italiani hanno cercato conforto nel cibo. È quanto emerge dallo studio “Eating habits and lifestyle changes in Covid 19 lockdown“, condotto dall’università di Roma Tor Vergata su come sono cambiate le abitudini alimentari e salutari dei cittadini italiani nel periodo in cui sono stati costretti a rimanere nella propria abitazione. Delle 3.500 persone intervistate, il 44 per cento ha avuto un appetito superiore alla media, il 48 per cento ha curato l’ansia con il cibo e uno su due è aumentato di peso. Solo il 3,3 per cento dei fumatori ha rinunciato a fumare – complice la paura del Coronavirus – e chi già non praticava sport, non ne ha approfittato per iniziare.

Ma non tutte le conseguenze del lockdown sono state negative. “Dormiamo di più, non abbiamo ridotto l’attività fisica, cuciniamo spesso e volentieri, consumiamo meno cibi spazzatura”, ha spiegato a Repubblica Laura Di Renzo, docente di nutrizione clinica e nutrigenomica, che ha condotto lo studio insieme al direttore del dipartimento di biomedicina e prevenzione, Antonino De Lorenzo. I cibi più cucinati sono stati dolci, pane e pizza fatti in casa. Meno del 10 per cento degli intervistati si è fatto recapitare pizze o pasti pronti. “Anche in una situazione così difficile, fra le mura domestiche siamo riusciti a ritagliarci un notevole spazio di comfort”, sottolinea la professoressa. Chi si allenava in modo saltuario, ad esempio, si è dato da fare con esercizi in casa, a corpo libero o con piccoli attrezzi: per cui la percentuale di chi si allena 5 o più giorni a settimana è passata dal 6 al 16 per cento.

Per quanto riguarda i risultati evidenziati dallo studio sulle conseguenze psicologiche, il 70 per cento degli intervistati soffre di inquietudine (il 53 per cento per l’economia e il lavoro) ma gli esperti temevano risultati peggiori: il 40 per cento ha detto di non soffrire di depressione, e l’uso di farmaci per combattere l’ansia è solo al 4 per cento. Il 54 per cento non ha alcuna paura di ammalarsi.  “I dati comunque ci danno un’immagine di resilienza, soprattutto se confrontati con i quadri di ansia generalizzata rilevati in altre nazioni”, ha aggiunto Di Renzo. “Speriamo che la mancanza di paura non ci faccia adottare comportamenti imprudenti, quando usciremo”.

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