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Carabiniere ucciso a Roma, ecco come è nata la falsa pista dei nordafricani assassini

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Una vicenda ricca di misteri. E informazioni errate

Carabiniere ucciso a Roma, come è nata la falsa pista dei nordafricani

Come purtroppo accade spesso, nella vicenda del carabiniere ucciso a Roma la notte tra il 25 e il 26 luglio, sono state in un primo momento diffuse informazioni errate: una falsa pista ha indicato per ore due nordafricani come responsabili dell’omicidio del militare. In realtà, come emerso in seguito, le accuse per l’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega sono cadute su due ragazzi americani in vacanza a Roma.

> Carabiniere ucciso a Roma, spunta una foto shock: l’americano bendato e ammanettato in caserma

Una spiegazione dell’enorme confusione che è stata fatta sul caso è stata fornita dall’agenzia di stampa Agi, che la sera del 27 luglio, un giorno e mezzo dopo il detto, ha indicato come causa degli errori sulla nazionalità dei presunti omicidi testimonianze e ricostruzioni rese agli investigatori nelle ore immediatamente successive al delitto.

In particolare tutto sarebbe nato sia dalla ricostruzione del secondo carabiniere, Andrea Varriale, che con Cerciello Rega si era presentato all’appuntamento con i giovani americani, ma soprattutto dalla testimonianza di Sergio Brugiatelli, la vittima del furto del borsello da parte dei ragazzi. Ma se nel caso del militare ci sarebbero diverse spiegazioni, come il buio, il momento concitato, e il cappuccio abbassato sulla testa degli aggressori, resta da chiarire il motivo dell’errore di Brugiatelli che ha scambiato due cittadini americani con due maghrebini.

> Carabiniere ucciso a Roma, il racconto del ragazzo americano accusato di omicidio: “L’ho scambiato per un pusher”

Una delle ipotesi è che l’uomo avrebbe ammesso di aver dichiarato che i due fossero maghrebini per depistare i militari per paura dei due americani a cui era sapeva di aver “tirato il pacco”, indirizzandoli a persone che poi avrebbero venduto loro aspirina al posto della cocaina. Il 47enne era forse consapevole della pericolosità dei due ragazzi, poi dimostrata dalla violenta aggressione al vice brigadiere.

Il Corriere della Sera oggi riporta un’affermazione di Brugiatelli: “Gli avevo tirato il “pacco” con la cocaina e quelli per reazione m’avevano portato via di forza lo zaino, perciò avevo paura di loro, così quando ho chiamato il 112 per dare l’allarme l’ho detto io che erano stati due maghrebini e non due americani a derubarmi. Volevo un po’ depistare…”

È chiaro che sono ancora tanti gli interrogativi a cui dare risposta per completare il puzzle di una vicenda estremamente piena di misteri. La verità sta emergendo a galla molto lentamente. Ma sulla nazionalità degli aggressori finora sono spuntate le maggiori incongruenze. A molte ore dal delitto si era anche parlato di un italiano e un albanese.

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