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“Ha chiesto scusa a Mussolini per aver servito dei clienti neri. Mai stata più umiliata”: la denuncia a TPI

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Doveva essere una serata di festa, un’occasione per stare insieme in modo spensierato e invece la cena di Adjisam, Fatou Fall Mbengue e delle loro famiglie è stata funestata da un episodio che merita di essere approfondito. Le due sorelle originarie del Senegal, come hanno raccontato sui social e riportato a TPI, hanno denunciato di aver subito razzismo in un ristorante di Rimini.

“Avevamo prenotato in questo ristorante di Rimini, senza problemi avevamo anche richiesto che fosse preparata una torta. Siamo arrivati alle 20,45, ci siamo accomodati, è arrivato un signore di mezza età che ha preso le nostre ordinazioni. Quando ha finito, si è girato verso un quadro in bianco e nero di Benito Mussolini a mezzo busto, ha alzato il braccio a mo’ di saluto romano e ha detto ‘scusa Benito’. Parole che sono rimbombate per tutto il locale”.

Come avete interpretato il gesto?

Io e mia sorella ci siamo guardate e abbiamo detto: “Abbiamo capito bene? Ha detto Benito? Ho chiesto anche a una ragazza di un altro tavolo che ha confermato. Io ero sconvolta, disarmata, mi sentivo spogliata di ogni diritto umano in quel momento.

Vivo in Italia da 30 anni, mia sorella di 26 anni è nata in Italia, noi siamo italiani, conosciamo bene la storia, sappiamo bene chi sia Benito Mussolini e già vedere un suo ritratto nel locale ci aveva destabilizzate. Ma avevamo deciso di non darci peso. Quando abbiamo sentito quelle parole non abbiamo più potuto tacere.

Cosa è accaduto dopo?

Quando sono andata a pagare l’uomo ci ha chiesto scusa, lo ha detto in tutte le lingue del mondo. Ha tentato in ogni modo di scappare. Noi eravamo con 5 bambini piccoli, era una festa di compleanno, un’occasione di allegria. I nostri mariti hanno minacciato di andarsene. Quando abbiamo visto i bambini agitarsi mentre noi esprimevamo il nostro dissenso contro il cameriere, abbiamo deciso di concludere la serata senza altri dissapori. Dopo avremmo fatto il da farsi.

E quindi?

Ho chiamato i carabinieri di Rimini – i quali mi hanno dirottato su Imola – lì sono andata a fare la denuncia. Queste cose fanno male e non possono finire sotto un tappeto. Siamo originari del Senegal, viviamo qui, i nostri genitori sono stati dei migranti tanti anni fa. I nipotini sono nati qui. Siamo stati tra i primi immigrati in Italia. Io sono stata la prima bimba nera di un paesino della bergamasca. Queste cose non le ho mai vissute in vita mia, ma ora tutto è stato legittimato. Ora le cose vanno così.. Sono io a denunciare, se lo faccio passo per la vittima. Ma il mio compito è quello di non far passare questi episodi in sordina. Domani sarà uguale, sarà tutto dimenticato, sarà solo l’ennesima storia. Ma in Italia esiste il problema del razzismo. Se continuiamo così anche i miei figli dovranno lottare.

La replica della titolare

All’udire le “scuse” rivolte a Benito, i 13 commensali hanno prima reagito con indignazione e poi denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine. Ma dopo le polemiche e le accuse contro il suo locale, la titolare del ristorante, Nunzia, è intervenuta per dire che in quella pizzeria non c’è nessun quadro di Mussolini. Ha raccontato di aver ricevuto molte telefonate con insulti e accuse, “bastardi, dovete chiudere”, e poi ha spiegato: “E’ tutto un grande equivoco per una cassa di vino di Predappio, con la cartina geografica e la faccia di Mussolini”. E sulla denuncia: “Non mi hanno ancora contattato. Ma quando verranno dirò di prendere i video delle telecamere di sorveglianza, così si capisce che non è stato detto nulla di male”.

 Razzismo, la mozione di Liliana Segre per una commissione contro intolleranza e odio online; Migrants Lives Matter: reportage da 5 confini caldi dell’Europa; Migranti: l’isola dei giubbotti di salvataggio abbandonati, tra Lesbo e la Turchia. Il reportage di TPI

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